(ASCA) – Roma, 21 mag 2014 – ”Si’ ad un Advisory Board sulle maculopatie. Il ministero ne fara’ parte”. L’annuncio del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, arriva a margine del ”Coordinamento aderenti e partecipanti FederAnziani‘ delle regioni del Centro Italia con oltre 1500 delegati, organizzato per la definizione delle linee guida per il III Congresso della Corte di Giustizia Popolare per il Diritto alla Salute del prossimo fine Novembre che vedra’ coinvolti 11mila partecipanti. ”FederAnziani e FIMMG auspicano la costituzione di un Advisory Board su maculopatie con tutte le Societa’ Scientifiche di oftalmologia, e con il coinvolgimento, oltre che del Ministero Salute, del CSS, dell’AIFA e dei NAS; le due organizzazioni ribadiscono che verra’ creata una locandina da distribuire nei 25.000 studi dei medici di medicina generale e nei 3600 centri anziani, e un numero verde riservato ai cittadini over 60, attraverso il quale, con il supporto dei medici, si possa rispondere ad un questionario cartaceo realizzato dall’Advisory Board. Grazie alle risposte dei pazienti sara’ possibile sapere quando il paziente e’ stato curato, da chi, con quale farmaco, se l’infiltrazione e’ stata effettuata in sala operatoria o meno e quali costi ha dovuto sostenere. Il nostro auspicio e’ che questo call center possa essere diretto dall’AGENAS, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali”. Spiegano Roberto Messina, Presidente di FederAnziani, la Federazione delle associazioni della terza eta’ e Giacomo Milillo, Segretario Generale della FIMMG. ”Il Ministero – ha detto Lorenzin – fara’ sicuramente parte dell’Advisory Board, perche’ e’ nello spirito sia della legge che del parere dato dal Consiglio Superiore di Sanita’ applicare la norma e farlo in sicurezza; Avastin va spacchettato sotto cappa, va realizzato nelle farmacie ospedaliere. Poi abbiamo la necessita’ di registrare quelli che sono gli effetti rispetto ad una grande platea nell’applicazione di un farmaco off-label e ritengo che sia anche nello spirito, tra l’altro, del mondo associativo e della difesa dei consumatori, che in questo caso non sono consumatori, ma sono i pazienti”.
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"La Lombardia è la regione che investe di più sul tema della
psichiatria. Si tratta infatti di una tematica spesso piuttosto trascurata e
questo non va certo a beneficio dei pazienti. Noi invece ne rivendichiamo la
centralità, essendo una questione di ordine sociale di grande rilievo perché
coinvolge famiglie, comunità, amministrazioni, realtà sociali e culturali. E la
psichiatria in Regione Lombardia assumerà, anche con la riforma, sicuramente, un
livello di primo piano". Così ha dichiarato ai giornalisti il vice
presidente e assessore regionale alla Salute Mario Mantovani a margine
del suo intervento al workshop 'La psichiatria nel sistema sanitario
lombardo'.
LA PSICHIATRIA IN LOMBARDIA - Un incontro di lavoro e progettazione
all'interno del più ampio spazio del progetto '2014 Motore Sanità - Il nuovo
patto Stato-Regioni: tra tagli ed efficienza', a Palazzo Pirelli. "Il tema è
importante e molto delicato anche a fronte dei numeri: in tutta Europa i
disturbi mentali sono in aumento e si calcola che 50 milioni di persone soffra
di qualche disagio psichico. E l'Italia non è da meno - ha detto l'assessore
alla Salute all'apertura dei lavori - con una prevalenza di disturbi mentali
della popolazione pari all'8 per cento: una percentuale in aumento rispetto a
dieci anni fa".
INTERVENTI INTEGRATI - "Uno scenario che rende indispensabile curare e
gestire tali situazioni con opportuni interventi integrati, avendo ben presente
che spesso è necessario affrontare anche problemi sociali connessi alla malattia
stessa: esclusione, emarginazione, scarso inserimento nella rete sociale".
"Anche i numeri della sola Lombardia - ha fatto inoltre rilevare Mantovani -
bastano a delineare bene la complessità della situazione: gli utenti presi in
carico ai Cps (Centri psico-sociali) per 100.000 abitanti sono passati dai 1180
nel 2007 ai 1397 del 2012".
STANZIATI 435 MILIONI - "Fino a oggi la risposta di Regione Lombardia - ha
sottolineato Mario Mantovani - è stata ben strutturata e articolata: per il 2014
il Servizio sanitario regionale ha infatti erogato circa 360 milioni di euro per
prestazioni di psichiatria; circa 75 milioni per prestazioni di neuropsichiatria
dell'infanzia e dell'adolescenza, per un totale di 435 milioni di euro, cifra
che rappresenta storicamente il valore più alto per tale tipologia di spesa per
la nostra Regione".
PERSONALIZZARE PROGETTI TERAPEUTICI - "La sfida da affrontare - ha
puntualizzato il vice presidente di Regione Lombardia - nel prossimo futuro sarò
quella di garantire accessibilità alle prestazioni sanitarie di psichiatria: la
presa in carico, la continuità delle cure e la possibilità di personalizzazione
del progetto, con una particolare attenzione non solo ai disturbi gravi,
persistenti e complessi, ma anche a quelli comuni come depressione e disturbi
d'ansia e a quelli relativi ad infanzia e adolescenza, purtroppo in aumento".
"Per quanto riguarda invece la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari -
ha concluso Mantovani - con la Legge 9/2012, la Regione con due delibere ha già
predisposto i programmi attuativi di questa legge che prevedono un'attività sul
territorio strettamente correlata tra strutture giudiziarie, da un lato, e
sanitarie dall'altro, a seguito di un efficace intervento di formazione sui vari
operatori".
(Fonte Lombardia Notizie)
ALCUNI SCATTI durante il WS La psichiatria nella riforma del sistema lombardo (a cura d L.Donofrio )
Non si le polemiche tra ilavoratori e i futuri pensionandi, dopo che ilprogetto Damianoè stato definitivamente abbandonato e ora si è passati alla proposta delle "mini pensioni" destinata ai tanti lavoratori rimasti disagiati in seguito alla Riforma Fornero. Per chi non lo sapesse stiamo parlando di una platea molto vasta, composta da:
esodati, rimastisenza impiego e contemporaneamente senza pensione, a causa dell'innalzamento del paletto anagrafico o contributo avvenuto circa tre anni fa. Per loro è stata attualmente approvata lasesta misura di salvaguardia dal Parlamento, ma con scadenza al 2016;
lavoratori precoci, rimasti bloccati sul lavoro nonostante il raggiungimento dei42 anni di contribuzione, poiché non hanno ancora raggiunto i62 anni di età. Si tratta di persone che hanno iniziato a lavorare in giovanissima età (prima dei 20 anni) e che di fatto restano bloccati fuori dall'Inps nonostante oltre quattro decenni di versamenti;
persone che hanno svoltolavori usurantie che non possono uscire dal lavoro sempre per l'innalzamento dell'età anagrafica uguale o superiore ai 62 anni. In questi casi si tratta di individui logorati da attività pesanti, che non hanno più le possibilità fisiche per poter proseguire nella vita attiva;
insegnanti e personale ATA quota 96 della scuola. Si tratta di un caso molto particolare, perché i requisiti per il pensionamento sarebbero stati già maturati;
più in generale, tutte le persone che sono rimastedisoccupate in età avanzataavendo terminato i sussidi di welfare, che non possono accedere al pensionamento a causa delle regole maggiormente stringenti.
È evidente che quando imotivi di urgenza hanno spinto i legislatori ad approvare una riforma previdenziale tanto severa, non si sono ben considerati tutti ipossibili risvolti di disagio che sono poi andati a pesare sulle spalle dei lavoratori. Purtroppo negli ultimi anni non si è ancora riusciti a realizzare delle vere e propriesanatorie, tanto che il problema sembra destinato a non trovare una soluzione nel breve periodo.
La legge di stabilità 2015 ignora il Progetto Damiano, esce l'ipotesi delle mini pensioni. Ma i lavoratori si arrabbiano per l'ingiustizia subita
L'ultima possibilità di una svolta, perlomeno destinata ai casi più gravi, sembrava poter arrivare con lalegge di stabilità 2015; il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti aveva inizialmente ipotizzato un intervento sulla falsariga del Progetto Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. L'idea era quella di offrire l'APA (assegno pensionistico anticipato), in pratica una forma dipensionamento anticipato con 62 anni di età e 35 di contribuzione, a patto di accettare il 2% di penalizzazione sulla mensilità erogata. Anche questa ipotesi sarebbe però saltata definitivamente in seguito alla bocciatura dei tecnici della Ragioneria dello Stato, che ha stimato costi enormi (tra i 30 e i 40 miliardi di euro). Ora si cercherà di porre rimedio con lemini pensioniipotizzate dal neo Commissario Inps Tiziano Treu: una forma diprestito pensionistico da parte dell'Inps, che andrà restituito con delle trattenute sulle pensioni future. Sarà la volta buona? Di sicuro resta il fatto chela vicenda sta ormai assumendo contorni assurdi, tanto che al crescere del disagio provato dai lavoratori cresce anche il malcontento, così come si evince dai commenti dei nostri lettori. Vi ricordiamo che se desiderate restare aggiornati sul tema, potete utilizzare il tasto "segui" in alto.
La riforma Fornero del 2011 ha previsto alcune deroghe in favore dei
lavoratori dipendenti del settore privato. Si tratta della disposizione
contenuta nell'articolo 24, comma-15 bis del Dl 201/2011 convertito con legge
214/2011 in cui si prevede che, in via eccezionale, i lavoratori e le
lavoratrici dipendenti del settore privato iscritti all'Ago e alle forme
sostitutive della medesima possono conseguire il trattamento anticipato al
compimento di 64 anni di età in deroga alle nuove norme introdotte dalla Riforma
Fornero. Per fruire della norma gli interessati devono aver raggiunto almeno 60
anni di età e 35 di contributi ed il contestuale perfezionamento della quota 96 (con le eventuali frazioni di anno) entro il 31
dicembre 2012. Per le lavoratrici dipendenti del settore
privato i requisiti possono anche essere raggiunti con 60 anni di età e 20 di
contributi sempre entro il 31.12.2012. Il vantaggio consiste dunque in un
anticipo della pensione di circa 2 anni rispetto ai nuovi requisiti per il
trattamento di vecchiaia come individuati dalla riforma Fornero, che come è
noto, sono pari a 66 anni. L'Inps ha di recente precisato che la
normativa in questione è fruibile però solo dai lavoratori che alla data del 28 dicembre 2011 svolgevano attività di lavoro dipendente. Pertanto i lavoratori
che abbiano perso il posto di lavoro e risultino inoccupati alla data del 28
dicembre 2011 sono esclusi dal beneficio. Così come restano esclusi i
lavoratori del settore pubblico (ed linea generale
tutti gli iscritti alle casse della gestione ex Inpdap indipendentemente dal
tipo di lavoro svolto alla data del 28.12.2011; messaggio Inps 219/2013). Nessuna perdita del beneficio invece nel
caso in cui l'interessato a tale data avesse una sospensione del rapporto di
lavoro (come ad esempio la cassa integrazione guadagni); ammessa anche
dall'Inps la possibilità che il soggetto passi nella gestione autonoma o in
altra categoria successivamente al 28 dicembre 2011. Quel che conta, secondo
quanto precisato dall'Inps, è che alla data del 28.12.2011 il lavoratore avesse
lo status di "lavoratore dipendente del settore privato". Però, nel caso in cui il lavoratore
utilizzi contribuzione accreditata nella gestione autonoma, questi dovrà
perfezionare i requisiti (piu' elevati) vigenti in tale gestione. La Stima di Vita - Anche il requisito anagrafico di 64 anni si adegua la stima di vita
Istat. Pertanto dal 2013 la pensione potrà essere conseguita in realtà a 64
anni 3 mesi e dal 2016 a 64 anni 7 mesi di età anagrafica. Per quanto riguarda
il regime delle decorrenze anche questi lavoratori hanno ottenuto la
disapplicazione della finestra mobile di accesso, quindi la decorrenza della prestazione pensionistica avverrà il
primo giorno del mese successivo al perfezionamento del requisito.
Per il momento i lavoratori del settore
pubblico, come già detto, sono rimasti esclusi dal beneficio. Diversi progetti
di legge tuttavia premono affinchè la normativa sia estesa anche in loro
favore.
Il governo Renzi riceve la lettera con i rilievi UE mentre la Legge di Stabilità 2015 arriva al Quirinale: ecco le modifiche dell'ultima versione.
Bollinata la Legge di Stabilità 2015 dalla Ragioneria dello Stato, il testo definitivo arriva al Quirinale. Il Ddl ora deve essere attentamente esaminato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A comunicare il passaggio ufficiale della Legge di Stabilità al Colle è stato lo stesso Ministro dell’Economia e Finanze con un tweet:
”Completato il corredo tecnico dalla Ragioneria Generale dello Stato il Ddl Stabilità viene ora trasmesso al Quirinale”.
La Legge di Stabilità arrivata al Quirinale presenta modifiche dell’ultima ora rispetto al testo varato in CdM, evidentemente non definitivo: da quanto emerge dalle anticipazioni (per la conferma bisogna aspettare di leggere il testo) si parla di aumento retroattivo di tasse e aliquote IRAP e novità in tema di fondi pensione e di assunzioni agevolate.
Assunzioni agevolate
Uno degli obiettivi dichiarati da Renzi e Padoan è di generare, con le misure nella Legge di Stabilità, almeno 800mila posti di lavoro, grazie alle nuove misure per la decontribuzione sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato (che però vanno a cancellare gli attuali sgravi contributivi). Avendo abrogato gli incentivi alle imprese sui contratti ad apprendisti e disoccupati, per raggiungere l’obiettivo il Governo ha dovuto innalzare da 6.200 a 8.060 euro l’anno il tetto massimo dei nuovi sgravi contributivi sulle nuove assunzioni dal 2015.
aumento retroattivo della tassazione sui dividendi di enti non commerciali e fondazioni bancarie;
aumento retroattivo sui proventi dei fondi pensione con aliquota dall’11,5 al 20%;
ritorno dell’aliquota IRAP al 3,9% (portata al 3,5% dall’ultimo decreto IRPEF).
Pensioni
A compensare l’incremento dell’aliquota sui fondi pensione, a quanto sembra viene previsto uno sconto per i riscatti avvenuti nel corso dell’anno. Dal 2015 scatteranno invece gli aumenti per Casse di previdenza e rivalutazione del TFR, quando le aliquote passeranno rispettivamente dal 20 al 26% e dall’11 al 17%. Per chi percepisce una doppia pensione INPS-INPDAP, infine, l’assegno dal 2015 arriverà ogni 10 del mese. La novità vede coinvolti circa 800.000 pensionati.
La Legge di Stabilità 2015 sembra che voglia introdurre un assegno mensile di non meno di 900 euro l’anno (80 euro al mese) alle neo-mamme, concesso per 3 anni a partire dal 2015, a patto che il reddito ISEE non superi i 30.000 euro. Non è chiaro ancora il tutto (tetto di reddito: 36mila euro ISEE pari a 90mila euro l’anno? Niente tetto dal terzo figlio in poi? Assegno unico o contributo mensile?) , con l’Esecutivo che si esprime che si esprime per mezzo di tweet personali invece che optare per comunicati stampa ufficiali.
Nel frattempo il focus si sposta sulla lettera della UE all’Italia sulla Legge di Stabilità. Il premier non si è mostrato preoccupato, definendola «naturale» e non sufficiente per parlare di “bocciatura”. Tra i rilievi tecnici sollevati dalla Commissione sulla Legge di Stabilità ci sono:
mancato rispetto dell’obbligo di ridurre di mezzo punto il deficit strutturale;
solidità di entrate e coperture;
effetti e calendario delle riforme.
Il portavoce del commissario agli affari economici Jyrki Katainen rassicura comunquesul giudizio finale dell’Unione, che non sarà necessariamente negativo:
«Le consultazioni in corso in queste ore sulla Legge di Stabilità non pregiudicano il giudizio finale della Commissione», ci sono «consultazioni tecniche in corso con alcuni Stati, se servissero nuove informazioni possono essere chieste». «Non una è minaccia, ma l’avvio di una collaborazione», sottolinea, e nella lettera UE si legge: «la Commissione intende continuare il dialogo costruttivo con l’Italia per arrivare alla valutazione finale della manovra e gradirebbe il vostro punto di vista non appena possibile e preferibilmente entro il 24 ottobre per consentirci di tener conto delle valutazioni italiane nella prossima fase».
Nella Legge di
Stabilità 2015 uno slittamento al 10 del mese per almeno 800mila pensioni
erogate dall'INPS, con ricadute sul pagamento di utenze, mutui e affitti:
rischio morosità e conti in rosso.
Il pagamento delle pensioni slitta al 10 del mese:
la novità nella Legge di Stabilità ha provocato un
immediato coro di polemiche da parte di sindacati e associazioni dei
consumatori. Per rassicurare i pensionati, tuttavia, è giunto un chiarimento
INPS: soltanto chi riceve doppia pensione INPS-INPDAP
(800.000 pensionati) riceverà l’assegno a partire dal 10 del mese. Gli altri
(15 milioni) riceveranno l’assegno INPS il primo del mese o l’assegno INPDAP il
16 del mese (come adesso).
I sindacati dei pensionati (Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilp)
hanno comunque reso noto che la modifica non è sufficiente:
«Questo non ci basta e
ci batteremo affinché la norma sia ritirata per tutti, anche per
quegli 800.000 che hanno la doppia pensione INPS-INPDAP».
Prestazioni slittate
La norma (articolo 26, comma 3) rinvia al10
del mese (o al primo giorno successivo non bancabile, se il 10 è
un festivo) il pagamento dei trattamenti previdenziali corrisposti dall’INPS, a
partire dal primo gennaio 2015 (pensioni, indennità di accompagnamento per
invalidi civili, rendite vitalizie dell’istituto nazionale per l’assicurazione
contro gli infortuni sul lavoro) per razionalizzare e uniformare procedure e
tempi di pagamento delle prestazioni corrisposte dall’INPS, secondo la cuiinterpretazione,
il campo di applicazione si restringe alle pensioni doppie INPS-INPDAP.
Il problema è che lo slittamento rischia comunque di avere un impatto
negativo sui pagamenti di utenze, mutui e affitti, che spesso
avvengono i primi del mese. Per quanto ora il problema non riguardi più milioni
di Italiani. Spiega Carlo Rienzi, presidente delCodacons:
«Il posticipo dei
pagamenti creerà un gap che, oltre a produrre evidenti disagi, potrebbe mettere
in seria crisi la liquidità di migliaia di anziani, con conti bancari
in rosso e pagamenti di commissioni in favore delle
banche».
Daniele Barbieri, segretario del SUNIA (sindacato
inquilini) rileva come forse non siano stati «valutati gli effetti reali»:
«ricevere la pensione il 10
del mese significa non poter pagare in tempo tutte leutenze (elettricità,
telefonia, gas eccetera). E ancora più pesante sarà non poter saldare la rata
del mutuo della propria casa o di quella dei figli. In questi
casi si diventa morosi e, nel caso del mutuo, il conto può
andare in rosso con drammatici effetti sui pagamenti di interessi e sanzioni».
Meno gravi, invece, gli effetti sul pagamento degli affitti: «Qui
c’è una tolleranza di 20 giorni prima di essere considerati morosi», ma in
compenso il problema del pagamento ritardato ricade sul proprietario
«Rischiavano la strada e per un uomo ci vuole pure un senso a sopportare di poter sanguinare e il senso non deve essere rischiare, ma forse non voler più sopportare». Così cantava De Andrè nel suo celeberrimo album del 1973 “Storia di un impiegato”, dando voce con canzoni rimaste nella leggenda a una generazione che si affacciava sulla scena pubblica con la prepotenza e l’urgenza degli atti rivoluzionari.
A distanza di 40 anni, mutate alcune condizioni sociali, infranto il sogno di equità e di giustizia sociale, un giornalista del Corriere della Sera, Matteo Speroni capovolge quel paradiga nel suo secondo romanzo, “Brigate Nonni” (Cooper edizioni). Come si intuisce già dal titolo, nel divertente e grottesco racconto di Speroni, a tentare la rivoluzione in una Milano di un futuro prossimo che somiglia spaventosamente al presente che stiamo vivendo in queste ore, non sono i giovani bensì gli anziani che non hanno nulla da perdere perché non avranno la pensione. Non hanno diritto a vivere quel che gli resta della loro vita, non hanno diritto di cittadinanza.
«Gli anziani - commenta Speroni - da un punto di vista letterario permettono una narrazione molto più grottesca e divertente: dal punto di vista esistenziale e filosofico una rivoluzione fatta da giovani è la proiezione di speranze ma fa ancora parte del campo delle scelte perché hai tutta la vita davanti, mentre fatta da vecchietti è il dover combatter per disperazione, è una necessità esistenziale e storica». E quegli anziani disperati che immagina Speroni in un prossimo futuro siamo noi precari del 2011. Noi insegnanti, ricercatori, giornalisti, medici, avvocati, operatori di call center. La generazione a perdere di oggi. Che oggi è assuefatta. Domani, invece, si “arma” e mette a repentaglio la struttura stessa del sistema Italia e forse, dell’Europa. «Sono stupito anche io dall’intuizione che ho avuto», dice l’Autore riferendosi al crollo delle Borse di questi giorni, al presidente del Consiglio e alle lettere che scrive, al differenziale dello Spread, ma soprattutto alla gente che nei bar e nei supermercati sospira e si chiede «finiremo come la Grecia?».
«Ho cominciato a pensare a questo romanzo un paio di anni fa, perché è ormai diffusa l’idea nella mia generazione (io ho 45 anni) e in quella più giovane soprattutto che la pensione non l’avremo mai, ho cominciato quindi a riflettere sul fatto che in effetti è passato nella coscienza collettiva con rassegnazione il concetto che diverse generazioni lavoreranno senza arrivare mai a niente, allora ho pensato di costruire un racconto di fantasia nel quale in un futuro immaginario alla soglia della vecchiaia alcuni personaggi si accorgessero di non avere i soldi per l’ultima parte della vita». «Disperazione» è la parola chiave di Speroni, quella che a noi, nel 2011 manca, quella che forse in un futuro prossimo invece sarà la cifra palpabile del cambiamento necessario.
«Oggi subiamo in modo acritico, siamo rassegnati, c’è come una forma di assuefazione alla corruzione che è il male principale del nostro paese. La seconda Repubblica nasce dopo Tangentopoli, quindi dopo un’alba di speranza che si è rivelata un’illusione; se molto denaro non venisse disperso nella corruzione non ci troveremmo in questa situazione economica». Invece la “molla” potrebbe scattare tra qualche anno. Quando sarà negato anche il diritto a vivere quel che resta della propria esistenza. «Già oggi l’età pensionabile si sposta sempre più avanti: nei libri faccio la metafora del maratoneta il cui traguardo si allontana sempre e poi la quantità di denaro destinato alla previdenza è sempre più esigua. Per questo ho immaginato che tra qualche anno ci troveremo in una situazione senza ritorno e allora mossi dalla disperazione gli anziani decidono di giocare l’ultima carta che è quella di ribellarsi».
Dunque in “Brigate Nonni” succede che centinaia di migliaia di pensionati (tra i 60 e i 70 anni) scoprono che le casse della Previdenza sono vuote a causa della corruzione, della dissolutezza dei governanti, della disoccupazione, degli inganni di una cattiva gestione statale. Allora, un gruppo di anziani disperati decide di fare la rivoluzione, sullo sfondo che vorrebbe essere surreale (ma che sembra tremendamente attuale) di un’Italia allo sfascio, divorata da se stessa. Ai pensionati si uniscono altri emarginati, immigrati, vagabondi, tutta l’umanità varia che a De Andrè sarebbe piaciuta moltissimo («il filtro è stato, appunto la disperazione. Chi è emarginato, disperato e non ha speranza di costruirsi un futuro non ha nient’altro da perdere e allora si ribella», dice l’Autore).
Lo sfondo in cui si muovono è una Milano decadente, corrosa, frammentata in ghetti e suk, con qualche oasi residenziale per ricchi. Protagonista del romanzo la “frangia” Stella del Mattino, che guida la rivolta del Paese e fa capo a Vincent, tassista abusivo ultrasessantenne, appassionato di semiotica. In un’ambientazione drammatica e bizzarra, talvolta comica, si muovono anche le forze dell’ordine, alla caccia dei “terroristi”. Mentre tumulti di ogni genere devastano il Paese, si sviluppano le storie umane dei personaggi e si evolve la trama del libro che culminerà nella “Grande operazione di primavera”, organizzata da Vincent e i suoi compagni. Non a caso Luca Telese ha definito il lavoro di Speroni il «primo romanzo del filone orrorifico presidenziale». «E’ il primo libro che decodifica un luogo comune: è cioè che debbano essere i giovani a ribellarsi- continua il giornalista- invece no, perché siamo tutti un frammento di crisi, spero no tutti un po’ black block».
«Nel libro la ribellione pura non porta a cose positive ma questa poi è la trama del romanzo, lasciamo l’esito a chi lo leggerà», dice Speroni. Che sia, questo romanzo, una profezia che si autoavveri? «Un romanzo è un terreno di discussione per tutte le ipotesi di futuro ma è un romanzo. Spero che ci sia un sussulto di responsabilità da parte di tutti ma sopratutto da parte di chi ci governa perché si trovi una soluzione che permetta agli anziani di condurre una vita dignitosa e ai giovani di avere un futuro, che non si debba arrivare a ciò che io ho immaginato nel libro» LINK http://www.unita.it/culture/e-se-a-fare-la-rivoluzione-br-ci-pensassero-i-nonni-1.349658 FONTE L'UNITA'