venerdì 12 gennaio 2018

Non piccole regalie ma una vera e profonda riforma del Welfare

La sentenza della Cassazione sulle badanti è l’ultimo segnale: il sistema non regge più e viene ogni giorno smantellato di fatto. Gli eredi dei costruttori dello Stato sociale farebbero bene a prenderne la bandiera invece di disperdersi in piccole polemiche.


di Nicola Cariglia | 8 gennaio 2018
Sarà bene prestare la massima attenzione alla pronuncia della Cassazione depositata lo scorso 3 gennaio sul diritto al riposo continuativo di 11 ore delle (o dei) badanti. Oppure, ancora una volta, saremo costretti a rincorrere soluzioni quando ormai la situazione sarà diventata ingestibile. Nessuno mette in discussione il merito di tale decisione ed il sacrosanto diritto a condizioni di lavoro umane ed eque. Ma, proprio per questo, è urgente applicarsi subito alle conseguenze che la pronuncia della Cassazione è destinata ad avere.
Sono circa 2,5 milioni gli anziani parzialmente o totalmente non autosufficienti, in Italia. E il numero è in rapido aumento. In meno di 40 anni, infatti, gli over 75, da 6,7 milioni dovrebbero salire a 10,5 milioni. Fino ad ora il carico di questa situazione  grava, quasi del tutto, sulle famiglie. Che assistono direttamente tali soggetti nelle abitazioni e che pagano gli indispensabili sostegni a domicilio o le rette alle strutture che li ospitano. E’ un sistema già in crisi, che non regge più. E quanto stabilito dalla Cassazione rappresenta una ulteriore spallata. O, se preferite, un ineludibile segnale che il tempo è scaduto per una radicale trasformazione del nostro welfare. La scelta è drammaticamente chiara: o si riforma, o lo si abolisce perché i costi sono insostenibili.
La scelta è politica che più politica non può essere. Senza ulteriori, indispensabili interventi, si avrebbe da ora in poi un aggravio di costi per le famiglie che già rappresentano il quasi esclusivo sostegno per i soggetti non autosufficienti. E sarebbe, di fatto e alla zitta, un ulteriore contributo allo smantellamento dello Stato sociale. Per molti un obbiettivo da perseguire, in omaggio ad una visione liberista e per  niente liberale della società. In questo quadro, l’emendamento in Legge di Bilancio 2018 che ha istituito un fondo di 60 milioni di euro per l’assistenza di anziani e malati in casa (in tre anni) rappresenta nient’altro che una foglia di fico, dato che molto di più dovranno spendere le famiglie, costrette, per effetto della sentenza della Cassazione, a dotarsi di due o tre badanti per accudire ai propri cari. E ciò, mentre stentano le misure, pure previste dalle leggi, per riconoscere, a chi assiste familiari bisognosi, provvidenze e diritti che consentano di conciliare l’attività assistenziale e lavorativa (flessibilità, part time, etc.).
In definitiva la Cassazione ha offerto una occasione per innescare, con il suo verdetto sulle badanti, una discussione sulla riforma dell’intero sistema del welfare, che non può essere oggi lo stesso delle sue origini di fine ottocento.  Non può, cioè, restare basato esclusivamente sull’intervento dello Stato ma coinvolgere altri protagonisti: Terzo settore, welfare aziendale, volontariato, etc.
Gli eredi di coloro che a fine ottocento furono i protagonisti dello Stato sociale, attento ai bisogni delle famiglie, dei disoccupati, dei malati, dei vecchi, dei bambini dovrebbero essere i primi a scendere in campo. Decidano di impegnarsi seriamente per un nuovo e moderno Welfare che potrebbe, da solo, rappresentare il cemento di una forza di sinistra che aspira a governare. Oppure si rassegnino al triste declino attuale. Tra liti, divisioni e perenni proclami di rinnovamento che i fatti, puntualmente, si incaricheranno di smentire.
Nicola Cariglia

LINK http://www.pensalibero.it/non-piccole-regalie-vera-profonda-riforma-del-welfare/



mercoledì 3 gennaio 2018

Biglietti Atm a 2 euro, è ufficiale: Milano sarà la città con i mezzi pubblici più costosi d'Itali

Sala ufficializza l'aumento: dal 1 gennaio 2019 biglietti per metro e bus a 2 euro. I dettagli
A ufficializzare l'aumento - 50 centesimi in più rispetto all'attuale costo di 1,50 euro - è stato venerdì mattina proprio il sindaco Beppe Sala, che ha preso la parola al termine dell'ultima giunta dell'anno.
La notizia era nell'aria ormai da tanto, anche perché in più occasioni l'amministrazione aveva sottolineato come i costi per la gestione del trasporto pubblico fossero aumentati, soprattutto per l'arrivo della metro M5 e per i lavori per la nuova linea M4. Da qui, la necessità di far quadrare nuovamente i conti. 
"Il trasporto pubblico di Milano - ha spiegato il primo cittadino - costa 826 milioni l'anno, di questi 390 milioni vengono coperti da biglietti e abbonamenti. Il resto dovrebbe essere coperto dai contributi che il governo eroga attraverso la Regione, ma la Lombardia non è riuscita in questi anni a farsi riconoscere dal governo il dovuto". Quindi, pochi contributi e a pagare, in più, saranno i cittadini. Dall'aumento, infatti, secondo alcune stime potrebbero sessanta milioni extra che andrebbero a finire nel piano economico triennale. 
Il rincaro, insomma, è deciso: verrà inserito nel bilancio triennale che arriverà in giunta a gennaio e dovrà essere approvato entro fine febbraio. Ma un'ultima, piccola, speranza resta perché - ha chiarito Sala - "abbiamo un anno di tempo per trovare un'alternativa a questo aumento, se la Regione collaborerà".
Inevitabilmente, anche se non è ancora stato ufficializzato, aumenteranno anche i prezzi degli abbonamenti, pur "tenendo conto - ha sottolineato Sala - dell'attenzione che deve restare per anziani e fasce deboli". Quel che è certo è che con il biglietto Atm a 2 euro quello di Milano diventa il trasporto pubblico più costoso d'Italia - Roma, per dire, si ferma a 1,50 euro -, ma perfettamente in linea con le grandi città europee.  
LINK http://www.milanotoday.it/cronaca/biglietti-atm-2-euro-aumento.html

BUON LAVORO SENIOR GIUSEPPE


Pagamento pensioni 2018, ecco il calendario aggiornato


Anche nel 2018 i pensionati potranno riscuotere l'assegno il primo giorno bancabile del mese, con l'eccezione però di gennaio come previsto dalla manovra di bilancio. dettagli
Pagamento pensioni 2018 | Calendario aggiornato | Tutte le date
Quando saranno pagate le pensioni nel 2018? Come avevamo spiegato in un recente articolo, grazie ad un emendamento alla manvora di bilancio, anche nel 2018 i pensionati potranno riscuotere l'assegno il primo giorno bancabile del mese, con l'eccezione però di gennaio, come previsto espressamente dal testo ufficiale della Legge di Bilancio (vedremo in seguito i dettagli). Il governo ha così scongiurato l'entrata in vigore della riforma del 2015 contenuta nel decreto Milleproroghe e più volte rinviata, che fissava il giorno di pagamento degli assegni il secondo giorno bancabile del mese.
Così si legge nel testo di legge: "A decorrere dal mese di gennaio 2018, al fine di razionalizzare e uniformare le procedure e i tempi di pagamento delle prestazioni previdenziali corrisposte dall'INPS, i trattamenti pensionistici, gli assegni, le pensioni e le indennità di accompagnamento erogati agli invalidi civili, nonché le rendite vitalizie dell'INAIL sono posti in pagamento il primo giorno di ciascun mese o il giorno successivo se il primo è festivo o non bancabile, con un unico mandato di pagamento ove non esistano cause ostative". 
Il pagamento delle pensioni dunque avverà come sempre il primo giorno bancabile del mese, "fatta eccezione per il mese di gennaio in cui il pagamento avviene il secondo giorno bancabile". 

Pensioni gennaio 2018, l'Inps conferma: pagamento il secondo giorno bancabile

Anche l'Inps in una nota datata lo scorso 22 dicembre ha confermato che "nel mese di gennaio 2018 i pagamenti dei trattamenti pensionistici, degli assegni, pensioni e indennità di accompagnamento erogate agli invalidi civili, nonché delle rendite vitalizie dell'INAIL, saranno effettuati il secondo giorno bancabile". "Pertanto - si legge ancora nel comunicato dell'istituto previdenziale - la rata di gennaio 2018 sarà erogata da Poste Italiane SpA e dagli istituti bancari il 3 gennaio 2018".
Pagamento pensioni 2018, il calendario aggiornato
- gennaio 2018 : mercoledì 3, secondo giorno bancabile per poste italiane e per gli altri istituti di credito;
- febbraio 2018: giovedì 1, primo giorno bancabile per poste italiane e per gli altri istituti di credito;
- marzo 2018: giovedì 1, primo giorno bancabile per poste italiane e per gli altri istituti di credito;
- aprile 2018: martedì 3 aprile, primo giorno bancabile per poste italiane e per gli altri istituti di credito;
- maggio 2018: mercoledì 2 maggio, primo giorno bancabile per poste italiane e per gli altri istituti di credito;
- giugno 2018: venerdì 1 giugno, primo giorno bancabile per poste italiane e per gli altri istituti di credito;
- luglio 2018: lunedì 2 luglio, primo giorno bancabile per poste italiane e per gli altri istituti di credito;
- agosto 2018: mercoledì 1 agosto, primo giorno bancabile per poste italiane e per gli altri istituti di credito;
- settembre 2018: lunedì 3 per poste italiane e martedì 4 per gli altri istituti di credito;
- ottobre 2018: lunedì 1 sia per poste italiane che per gli altri istituti di credito;
- novembre 2018: venerdì 2 per poste italiane e per gli altri istituti di credito;
- dicembre 2018: sabato 1 per poste italiane e lunedì 3 per gli altri istituti di credito.
(Nota. In un precedente articolo, antecedente all'approvazione della manovra, avevamo erroneamente indicato martedì 2 gennaio come data di pagamento dell'assegno. Ce ne scusiamo con i lettori). 

Pensioni 2018, le novità più importanti

Quanto all'importo dell'assegno, vale quanto comunicato più volte nelle ultime settimane. I pensionati  vedranno lievitare, anche se di poco, l’importo della propria pensione per effetto della rivalutazione. Si parla comunque di cifre piuttosto esigue:  per gli assegni da 1.000 euro lordi al mese l'incremento sarà ad esempio di circa 11 euro. (maggiori informazioni a questo link). Sulle pensioni di gennaio e febbraio i pensionati si vedranno però applicare una trattenuta come recupero del conguaglio di perequazione per l'anno 2015. L'istituto di previdenza ha fatto sapere che la percentuale di variazione sarà pari all'1,1%, salvo conguaglio.
Altra novità importante riguarda l'aumento della soglia dell'età pensionabile per le lavoratrici autonome e le donne che lavorano nel settore privato. Dall'1 gennaio 2018 anche le lavoratrici andranno in pensione a 66 anni e 7 mesi come previsto dalla legge Fornero.
Potrebbe interessarti: http://www.today.it/economia/pagamento-pensioni-2018-calendario.html

mercoledì 27 dicembre 2017

Pensioni e prestazioni INPS: rivalutazioni 2018


Tutti gli aumenti delle pensioni 2018 e delle prestazioni assistenziali in base alla rivalutazione, che scende per gli assegni sopra tre volte il minimo: circolare INPS.
Le pensioni 2018 si rivalutano dell’1,1% se l’importo è fino a tre volte il minimo, l’indice di perequazione si abbassa per i trattamenti più alti, mentre fra gennaio e febbraio sarà recuperato lo 0,1% in più versato dall’INPS nel 2015. Tutti i dettagli sulle rivalutazioni 2018 degli assegni previdenziali sono contenuti nella circolare INPS 186/2017. Vediamoli.

=> Pensioni, rivalutazione dal 2018

Le pensioni fino a tre volte il minimo, quindi gli assegni fino a 1.505,67 euro, vengono rivalutati dell’1,1%. Sono gli unici a cui si applica l’indice di perequazione pieno, al 100%. In base alla legge 147/2013, ai trattamenti più alti s applica invece una rivalutazione parziale: il 95% fra tre e quattro volte il minimo, il 75% fra quattro e cinque volte, il 50% fra cinque e sei volte, il 40% sopra le sei volte il minimo. Ecco quali sono gli indici precisi:
·         fra tre e quattro volte il minimo, quindi fra 1505,68 e 2mila 007,56: rivalutazione 2018 pari all’1,045%;
·         fra quattro e cinque volte il minimo, quindi fra 2mila 007,57 e 2mila 509,45 euro: rivalutazione dello 0,825%;
·         fra cinque e sei volte il minimo, quindi fra 2mila 509,46 e 3mila 011,34: rivalutazione 0,550%;
·         oltre sei volte il minimo, quindi oltre 3mila 011,34 euro: rivalutazione 0,495%.
Più alta la rivalutazione delle pensioni per le vittime del terrorismo (articolo 3, comma 4-quater, decreto legge 50/2017), pari all’1,25% per gli assegni fino a tre volte il minimo, all’1,13% fra tre e cinque volte il minimo, e allo 0k,95% sopra le cinque volte il minimo. La perequazione riguarda anche tutte le altre prestazioni previdenziali e assistenziali, che cambiano nel seguente modo:
·         assegno sociale: 453 euro;
·         pensione sociale: 373,33 euro;
·         trattamento minimo: 507,42 euro;
·         prestazioni sociali disabili: 282,55 euro.
Infine, per quanto riguarda lo 0,1% da recuperare sul 2015, l’INPS effettuerà il prelievo in un’unica soluzione nel mese di gennaio se l’importo è inferiore a 6 euro, mentre applicherà due rate, in gennaio e in febbraio, per le somme superiori. Ricordiamo che questo recupero è determinato dal fatto che l’inflazione reale 2015, +0,2%, è stata più bassa di quella programmata, 0,3%, e di conseguenza l’INPS ha applicata una rivalutazione superiore pari allo 0,1% che però non è stata recuperata negli anni successivi perché l’indice era pari a zero.
I pensionati possono consultare i dati sul recupero del conguaglio 2015 sul sito dell’istituto di previdenza effettuando il seguente percorso:
Assicurato pensionato> Servizi al pensionato> Procedure di gestione delle pensioni>Consultazione conguagli per perequazione 2015 sospesi.
Fonte: circolare INPS                

domenica 17 dicembre 2017

Momento di pacificazione negli orti di Via Canelli







Domenica, 17 Dicembre 2017 ore 11.00, riapriamo gli orti di via Canelli, Municipio 3, 



per l'evento denominato :

14° APERITIVO DELL'ORTISTA,

Ci facciamo gli AUGURI DI NATALE CON PANETTONE, SPUMANTE E VIN BROULE