giovedì 11 ottobre 2018

PIANO PERIFERIE, AL SENATO UNA MOZIONE PER SALVARE CAPRA E CAVOLI

Una mozione che invita il Governo ad emanare un disegno di legge per il 2019 che recuperi le situazioni più urgenti per quanto riguarda il piano delle periferie è stata votata ieri al Senato, per iniziativa di parlamentari di lega e cinque stelle. Il testo richiama i provvedimenti che hanno portato allo slittamento triennale del piano, e mette  in risalto i correttivi che nel frattempo sono stati portati per  mitigare gli effetti del blocco totale, evitando l’annullamento delle convenzioni  .La mozione ribadisce poi che le disposizioni recentemente entrate in vigore  non pregiudicano per gli enti locali la possibilità di procedere in autonomia con riguardo agli interventi per i quali sono previste anche risorse derivanti dal cofinanziamento, ovvero di accendere forme di anticipazione finanziaria nei limiti già consentiti dall’ordinamento (ad esempio attraverso la Cassa depositi e prestiti . Per rendere chiari i passaggi si impsgna il Governo :
1) a prevedere, anche alla luce degli impegni assunti dal Presidente del Consiglio dei ministri nell’incontro con l’Anci dell’11 settembre 2018, specifiche misure nel disegno di legge di bilancio per il 2019 volte a garantire, compatibilmente con una più efficace allocazione delle risorse a disposizione, soluzioni idonee alle istanze degli enti locali interessati, aggiudicatari degli interventi finanziati a valere sul fondo periferie;
2) a prevedere misure al fine di provvedere al rimborso delle spese per gli interventi, già sostenute dagli enti territoriali che hanno sottoscritto le convenzioni.
Vedremo se e come il Governo emanerà il disegno di legge e se esso basterà a recuperare , tra i programmi già avviati, quello della riqualificazione di Bucaletto. in questo senso la Regione potrebbe muoversi con una leggina che faccia perno anche sulla mozione, rivendicando il diritto ad andare avanti, magari con l’anticipazione regionale  ed evitando che sulla scelta di quelli da salvare si facciano discriminazioni politiche.
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martedì 7 agosto 2018

Truffe agli anziani. Derubavano gli anziani con la “tecnica dell’abbraccio”: denunciate due ladre

Fotogrammi estratti dai filmati che hanno ripreso le ladre in azione

Il Capitano Marella consiglia di tenere alta la guardia soprattutto per strada, evitando di fermarsi per dare ascolto a sconosciuti e ricorda che chiunque sia stato vittima di un reato simile deve sempre sporgere denuncia

I carabinieri della locale compagnia hanno denunciato due donne per una serie di furti messi a segno con la “tecnica dell’abbraccio”, realizzati nel territorio dell’Unione ai danni di anziani. I loro modi amichevoli e affettuosi per “agganciare” le vittime in realtà erano solo una trappola per approfittare della buona fede dei pensionati che, dopo aver ricevuto quegli abbracci “fatali”, hanno scoperto di essere stati “ripuliti” di oggetti d'oro e denaro.
Le complici, tuttora ricercate dai Carabinieri, hanno colpito anche fuori provincia e probabilmente potrebbero tornare a colpire nel faentino, per questo i militari dell’arma rivolgono un appello per invitare i cittadini a fare molta attenzione.
Sono due le donne ritenute responsabili degli “abbracci fatali”, una 22enne e una 23enne originarie della romania, ufficialmente senza fissa dimora ma più volte controllate dalle forze dell’ordine in giro per il nord italia. Le due giovani donne non sono nuove a reati del genere, infatti hanno precedenti per reati simili messi a segno in molte località dell’Emilia Romagna e della Lombardia. Le vittime, però, sono sempre le stesse, per lo più ultra settantenni.
Le due, utilizzano sempre la solita scusa, cioè si gettano al collo degli anziani che incontrano per strada, dopo averli avvicinati millantando una presunta vecchia amicizia oppure fingendo di chiedere informazioni. Poi, con incredibile abilità, rubano oggetti d'oro, orologi di valore, portafogli o somme di denaro. In questo modo, ai primi di giugno, le due ladre hanno messo a segno cinque furti tra Faenza, Fognano e Solarolo.
Il primo a cadere nella trappola delle due donne, che hanno agito separatamente probabilmente dopo essersi divise il territorio “di caccia”, è stato un 68enne di Faenza a cui la 22enne, dopo aver chiesto una informazioni stradale, ha gettato le braccia al collo in segno di ringraziamento. Alleggerendolo così di una collana d’oro per poi dileguarsi a bordo di un’auto condotta da un complice.
Con il medesimo copione, la stessa donna ha poi colpito a Fognano, questa volta ai danni di un 80enne “agganciato” nei pressi del parcheggio di piazzetta San Pietro. Anche in quel caso, l’anziano è stato fermato con la scusa di un'informazione. La giovane donna, contando sulla sua avvenenza, ha iniziato a elargire carezze all’80enne e malgrado l’anziano avesse tentato di respingerla, la giovane ladra ha trovato il modo di sfilargli, senza farsene accorgere, una collana d’oro del valore di mille euro. La vittima si è accorta del furto solo dopo aver fatto rientro a casa per poi rivolgersi ai carabinieri del Borgo Collinare per raccontare l’accaduto, fornendo la descrizione della ladra.
Sempre a Fognano, la giovane ha messo a segno un identico furto ai danni di un 71enne che ha fermato per la strada con il pretesto di chiedere informazioni per un posto di lavoro. Nel momento in cui l’uomo ha risposto alla ragazza di non essere in grado di aitarla, la giovane l’ha riempito di complimenti e poi l’ha abbracciato per baciarlo sulle guance. Soltanto il giorno dopo l’uomo si è accorto di non avere più al collo la sua collana.
Un episodio identico si è verificato qualche giorno dopo a Solarolo, quando a finire nel mirino della 22enne è stato un 79enne del luogo. La giovane, dopo averlo incontrato per strada, con la solita tecnica collaudata lo ha avvicinato per chiedere informazioni e poi lo ha abbracciato per derubarlo, non riuscendo però a a portare a termine il furto perché l’uomo appena si è accorto che la giovane gli aveva sfilato la collanina, l’ha afferrata per un braccio costringendola a restituire il maltolto. La donna si è poi data alla fuga dopo aver riempito di insulti l’anziano che qualche giorno dopo ha raccontato l’accaduto al Maresciallo dei Carabinieri.
Nell’arco della stessa mattinata, sempre a Solarolo, ha fatto la sua comparsa anche la 23enne, che animata dalle stesse cattive intenzioni della “collega”, avvistato un 78enne che stava passeggiando lungo via Gramsci, gli si è avvinghiata fingendo di averlo scambiato per un’altra persona. Il pensionato, colto di sopresa, non ha affatto gradito quella sceneggiata e ha allontanato la donna che però, grazie a quel velocissimo “contatto”, è riuscita a sfilare dalle tasche dell’anziano le chiavi di casa. Quando l’uomo ha tentato di rientrare, si è accorto di non avere con se le chiavi. Pensando di averle smarrite, ha avvisato un parente che ne aveva una copia di scorta.
Mentre aspettava sul suo telefonino sono arrivati tre sms che lo avvisavano di altrettanti prelievi effettuati con la sua carta bancomat, per un totale di 750 euro. In buona sostanza la ragazza si era introdotta, usando le chiavi rubate, in casa dell'anziano e aveva portato via un portafogli contenente circa 100 euro e la tessera bancomat, compreso il codice pin, poi utilizzata per prelevare abusivamente la somma dal conto corrente del 78enne, non prima però di trafugare dalla camera da letto anche un cofanetto pieno di gioielli di famiglia aventi per lui un enorme valore affettivo poiché appartenenti alla moglie morta da qualche tempo.
Dalle denunce dei furti in serie, tutti commessi da giovani donne e con la mesedima “tecnica dell’abbraccio”, i Carabinieri hanno messo insieme i tasselli del puzzle, ritenendo che tutti gli episodi fossero in relazione fra loro, così si sono messi alla ricerca di indizi per identificare le due ladre, ricorrendo anche ai filmati della telecamere di video sorveglianza installate in prossimità dei luoghi dove si erano verificati i furti e i prelievi bancomat. Infatti, come accaduto a Solarolo, una delle due ladre era stata ripresa proprio mentre derubava una vittima.
A Faenza e Fognano, invece, è stata fondamentale la testimonianza di alcune persone che hanno fornito indicazioni di un’autovettura sospetta che poi è risultata essere quella utilizzata dalle ladre. Terminati gli accertamenti che hanno consentito di stringere il cerchio sulle due ragazze romene, fra l’altro già presenti negli archivi delle forze dell’ordine per furti ai danni di anziani commessi negli ultimi tempi con la medesima tecnica non solo in Emilia Romagna ma anche in altre regioni, i Carabinieri hanno invitato nelle caserme dell’Unione le vittime. Alcune di loro, dopo aver visto le fotografie, hanno riconosciuto le donne come le persone che le avevano avvicinate e “alleggerite”. Entrambe sono state denunciate per furto aggravato e sono tuttora ricercate su tutto il territorio nazionale. Inoltre, i militari dell’arma hanno avviato le procedure per ottenere a loro carico un divieto di ritorno nelle zone dove hanno commesso i reati.
Prendendo spunto dall’indagine appena conclusa, il Capitano Marella, comandante della compagnia dei carabinieri di Faenza, rivolge un appello agli anziani e loro famigliari: “le due donne che abbiamo denunciato al termine di un’indagine che ha visto il corale impegno dei carabinieri di Faenza, di Fognano e di Solarolo, sono ladre molto abili ed “esperte” nell'imbambolare la vittima con movimenti fulminei ed una parlantina fuori dal comune. Si tratta di persona decisamente pericolose per la spregiudicatezza del loro modo di agire e per la facilità con cui si spostano per il territorio alla costante ricerca di vittime più vulnerabili, come gli anziani. Il consiglio è di tenere alta la guardia soprattutto per strada, evitando di fermarsi per dare ascolto a sconosciuti, anche se all’apparenza sono cordiali e ben vestiti, oppure si spacciano per amici o chiedono indicazioni stradali. Il furto con la c.d. “tecnica dell’abbraccio” è un subdolo espediente purtroppo molto di voga di questi tempi in molte regioni d’italia, infatti viene utilizzato da delinquenti senza scrupoli, soprattutto donne, per sfilare via il portafogli, l’orologio o la collanina alle persone più indifese, cioè gli anziani. È importante che chiunque sia stato vittima di un reato simile deve sempre sporgere denuncia, senza vergognarsi di raccontare l’accaduto né minimizzare ritenendolo taluni episodi di scarsa importanza. Soltanto la denuncia consente alle forze dell’ordine e alla magistratura di perseguire gli autori di questi odiosi reati ed allo stesso tempo organizzare una sempre più capillare opera di prevenzione”.
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 http://www.ravennanotizie.it/articoli/2018/07/26/truffe-agli-anziani.-derubavano-gli-anziani-con-la-tecnica-dellabbraccio-denunciate-due-ladre.html

Pensione: i contributi ‘dannosi’ da non calcolare

I contributi, maturati dal lavoratore, possono risultare in alcuni casi dannosi ai fini del calcolo della pensione

Nel calcolo per l’assegno pensionistico, alcuni contributi possono risultare dannosi abbassando l’importo totale. Un paradosso valido per i trattamenti previdenziali per cui si applica il sistema retributivo, mentre non vale per quelle pensioni calcolate con il sistema contributivo, con il quale l’ammontare dell’assegno previdenziale dipende esclusivamente dal montante contributivo maturato.
Con il metodo retributivo, infatti, per calcolare l’importo della pensione si tiene conto degli stipendi percepiti dal lavoratore compresi quelli degli ultimi 5 o 10 anni. Ed ecco che sorge il problema: qualora negli ultimi anni che lo separano dall’accesso alla pensione il lavoratore abbia subito una riduzione dello stipendio o – ancora peggio – abbia perso il lavoro, percependo una retribuzione sostitutiva (quale potrebbe essere ad esempio la disoccupazione), c’è il rischio che la pensione sia più bassa rispetto a quella calcolata in assenza di questo periodo contributivo.
Per le pensioni calcolate con sistema retributivo (sostituito dal 1° gennaio 1996 da quello contributivo), quindi, una riduzione dello stipendio – anche se compensata dal riconoscimento di prestazione a sostegno del reddito – influisce in maniera notevole sull’importo della pensione. Ecco perché diverse sentenze della giurisprudenza hanno riconosciuto ai lavoratori (compresi gli autonomi) la possibilità di sterilizzare questi contributi, non facendoli rientrare nel calcolo della pensione.
Tuttavia è importante sottolineare che ciò vale solamente per quei contributi accreditati una volta maturato il requisito contributivo per la pensione di vecchiaia (20 anni) o anticipata (42 anni e 10 mesi per gli uomini, un anno in meno per le donne). Inoltre la neutralizzazione può riguardare fino ad un massimo di 260 settimane contributive nel caso in cui queste facciano riferimento a periodi di rioccupazione con retribuzione inferiore o ad una disoccupazione indennizzata. Non c’è alcun limite, invece, per cancellare i contributi che fanno riferimento a periodi figurativi di integrazione salariale o di contribuzione volontaria.

domenica 10 giugno 2018

Pensioni, ultime notizie: importi più bassi con i prossimi coefficienti

Pensioni più basse dal 2019: cerchiamo di capire perché e da quando. Ultime novità in materia e qualche considerazione sulle attuali proposte politiche di riforma delle pensioni.

10 GIUGNO 2018
Le pensioni saranno più basse nei prossimi due anni; le ultime notizie non sono quindi favorevoli per i pensionati italiani.
A determinare questo effetto è l’abbassamento dei coefficienti di trasformazione che verranno applicati alle pensioni che verranno liquidate negli anni 2019 e 2020. I nuovi valori sono contenuti nel decreto del ministero del lavoro e del ministero dell’economia pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di ieri.
Si tratta, in particolare, del D.M. 15 maggio 2018 rubricato “Revisione triennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo” (18A03969 - Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.131 del 08-06-2018).
Il D.M. in oggetto consta di un unico articolo che recita come segue:
A decorrere dal 1° gennaio 2019, i divisori e i coefficienti di trasformazione di cui alla Tabella A dell’Allegato 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 247 e alla Tabella A della legge 8 agosto 1995, n. 335, sono rideterminati nella misura indicata dalla tabella allegata al presente decreto, di cui costituisce parte integrante”.
I coefficienti di trasformazione che renderanno più bassi gli importi delle pensioni erogate tra il 2019 ed il 2020 sono contenuti nell’allegato al D.M.
Ecco la tabella con i nuovi coefficienti da applicare per il calcolo delle pensioni 2019 e 2020:
Età
Divisori
Valori
57
23,812
4,200%
58
23,236
4,304%
59
22,654
4,414%
60
22,067
4,532%
61
21,475
4,657%
62
20,878
4,790%
63
20,276
4,932%
64
19,672
5,083%
65
19,064
5,245%
66
18,455
5,419%
67
17,844
5,604%
68
17,231
5,804%
69
16,609
6,021%
70
15,982
6,257%
71
15,353
6,513%
Pensioni più basse: come funziona il meccanismo dei coefficienti di trasformazione
Il montante previdenziale accumulato dal lavoratore viene moltiplicato per un coefficiente fisso - detto proprio coefficiente di trasformazione - che consente di rivalutare l’importo medesimo della futura pensione.
Il coefficiente di trasformazione è direttamente proporzionale all’età dei futuri pensionati, nel senso che aumenta con l’aumentare dell’età in cui si decide (o meglio, si ha la possibilità) di andare in pensione.
Attenzione: il meccanismo sopra spiegato si applica solo ed esclusivamente alla parte contributiva della pensione. Di conseguenza, per chi aveva già 18 anni di contributi versati alla fine del 1995, la quota contributiva si applica agli anni lavorati a partire dal 2012, mentre per tutti gli altri si applica agli anni di contributi dal 1996 in poi.
Perché le pensioni saranno più basse nei prossimi anni? Qual è la ratio del meccanismo che sta alla base dei coefficienti di trasformazione?
Lo spiega molto bene Matteo Prioschi, in un articolo di oggi pubblicato sul Sole24Ore:
L’aggiornamento dei coefficienti serve per “calmierare” l’effetto economico dell’incremento dei requisiti anagrafici per andare in pensione. Quale conseguenza dell’aumento della speranza di vita, nel 2019 la pensione di vecchiaia, ad esempio, si raggiungerà a 67 anni (con applicazione del coefficiente 5,604%), mentre oggi sono sufficienti 66 anni e 7 mesi (coefficiente 5,169%). Quindi il primo assegno previdenziale si otterrà più tardi e con un coefficiente leggermente più basso. Tuttavia, dato che si lavorerà 5 mesi in più, il montante contributivo accumulato sarà un po’ più elevato e questo più o meno compenserà il meccanismo di trasformazione meno favorevole.”
Pensioni, ultime novità: il Governo “studia” quota 41
Nel frattempo, il neo Governo targato Lega e M5S è all’opera per riformare il sistema pensionistico.
Se da un lato appare sempre più certo che verrà introdotta la quota 100 per l’accesso alla pensione e che molto probabilmente verrà introdotto il requisito anagrafico minimo di 64 anni di età, altrettanta chiarezza non vi è sulla quota 41.
Ad oggi, per effetto dei vari correttivi alla riforma Fornero introdotti dal Governo Renzi-Gentiloni, la quota 41 è un beneficio riconosciuto soltanto ai lavoratori precoci, ovvero coloro che hanno lavorato almeno 12 mesi prima del compimento dei 19 anni.
L’obiettivo di Lega e M5S, secondo le indiscrezioni trapelate negli ultimi tempi sia da organi di stampa che dagli stessi esponenti del nuovo Governo Conte, sarebbe quello di estendere la quota 41 a tutti, senza paletti sull’età anagrafica.

domenica 20 maggio 2018

Pensioni più alte dal 2019, torna la rivalutazione

Il 1° gennaio 2019 entreranno in vigore le nuove regole per la rivalutazione dei trattamenti previdenziali. Non per quelli superiori a sei volte il minimo, stabilisce la Corte Costituzionale

Dal 1° gennaio 2019 entreranno in vigore le nuove regole per la rivalutazione dei trattamenti previdenziali, lo strumento con cui gli importi delle pensioni vengono adeguati all'aumento del costo della vita rilevato dall’ISTAT. Conseguentemente i trattamenti pensionistici torneranno ad essere adeguati all’aumento eventuale dell’inflazione, così da mantenere inalterato il potere di acquisto dell’assegno con il passare degli anni. Adeguamento che però non riguarderà i trattamenti superiori a sei volte il minimo, come sentenziato dalla Corte Costituzionale.
TORNA LA PEREQUAZIONE – Torna dunque in funzione lo strumento della ‘perequazione’, che era stato bloccato dalla riforma Fornero del 2011 per essere poi reintrodotto dalla legge 174/2013, che ha previsto una fase transitoria con FASE TRANSITORIA – Con la fase transitoria sono stati fissati 5 scaglioni di reddito con relative percentuali di rivalutazione. Ad esempio è stato stabilito che solo coloro che hanno una pensione inferiore a 3 volte il trattamento minimo INPS (per il 2018 pari a 507,42€) possono beneficiare della rivalutazione al 100%, mentre questa percentuale si riduce con l’aumentare del reddito.
Nel dettaglio, le altre percentuali sono:
  • 95%: se l’importo è compreso tra 3 e 4 volte il trattamento minimo;
  • 75%: importo compreso tra 4 e 5 volte il trattamento minimo;
  • 50%: importo compreso tra 5 e 6 volte il trattamento minimo;
  • 45%: importo superiore a 6 volte il trattamento minimo.
SI TORNA A TRE SCAGLIONI – La pensione viene rivalutata in maniera inferiore per coloro che hanno un assegno previdenziale elevato. Questa penalizzazione però sarà ridotta a partire dal 1° gennaio del 2019 quando, scaduta la fase transitoria, saranno reintrodotte le percentuali previste dalla legge 388/2000, nella quale sono indicate solo 3 (e non 5) fasce di reddito:
  • rivalutazione al 100% per pensioni inferiori a 3 volte il trattamento minimo;
  • rivalutazione al 90% per pensioni comprese tra 3 e 5 volte il trattamento minimo;
  • rivalutazione al 75% per pensioni superiori a 5 volte il trattamento minimo.
ESCLUSE LE PENSIONI ALTE – La mancata rivalutazione delle pensioni superiori a sei volte il minimo è legittima: lo stabilisce la Corte Costituzionale. Il ricorso chiedeva di considerare illegittimo il mancato adeguamento delle pensioni superiori a sei volte il minimo previsto dal combinato delle tre leggi relative, lamentando una riduzione del potere d’acquisto pari al 5,78% nel biennio 2012/2013 e del 6,94% nel triennio 2012/2014.
La Corte ribadisce che con la norma sul blocco delle pensioni il legislatore ha bilanciato, nel corretto esercizio della sua discrezionalità, le esigenze finanziarie e l’interesse dei pensionati, tutelandone il potere di acquisto attraverso l’attuazione dei principi di adeguatezza e di proporzionalità: “con la scelta non irragionevole di riconoscere la perequazione in misure percentuali decrescenti all’aumentare dell’importo complessivo del trattamento pensionistico, sino a escluderla per i trattamenti superiori a sei volte il minimo INPS, destinando, così, le limitate risorse finanziarie disponibili, in via prioritaria, alle categorie di pensionati con i trattamenti più bassi”.
Questa scelta legislativa di privilegiare i trattamenti pensionistici di modesto importo: “soddisfa un canone di non irragionevolezza che trova riscontro nei maggiori margini di resistenza delle pensioni di importo più alto rispetto agli effetti dell’inflazione”.
Il blocco è stato limitato ai trattamenti di importo medio-alto: “i quali, proprio per la loro maggiore entità, presentano margini di resistenza all'erosione del potere di acquisto causata dall'inflazione, peraltro di livello piuttosto contenuto negli anni 2011 e 2012”.


mercoledì 16 maggio 2018

Pensioni, accordo tra Inps e Casse professionali per il cumulo previdenziale

Cumulo gratuito Inps-Casse professionali: con un comunicato l'Istituto previdenziale ha reso noto che sono state sottoscritte già dieci convenzioni sulle diciassette previste.

Cumulo Inps-Casse professionali: con il comunicato stampa del 15 maggio 2018 l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha informato i contribuenti che sono state sottoscritte già dieci convenzionisulle diciassette previste.
Questi accordi consentono di coprire oltre l’80% della platea potenzialmente interessata al cumulo gratuito dei contributi previdenziali con l’Inps, sommando i periodi non coincidenti.
La sottoscrizione di queste convenzioni ha permesso di procedere alla lavorazione delle prime 500 domande pervenute.
L’Inps inoltre ha comunicato che è stata completata l’attività di formazione che permette alle Casse di previdenza dei professionisti, che hanno sottoscritto l’accordo, di utilizzare gli applicativi informatici necessari per la definizione delle singole posizioni pensionistiche.
Non rimane ora che aspettare che vengano sottoscritte le restanti convenzioni con le altre Casse professionali.
Cumulo Inps-Casse professionali: il comunicato stampa dell’Inps
Sono dieci, sulle diciassette previste, le convenzioni già sottoscritte dagli enti previdenziali dei professionisti che consentono di soddisfare oltre l’80% dei possibili interessati al cumulo gratuito dei contributi previdenziali con l’Inps, sommando i periodi non coincidenti.
A renderlo noto è stato l’Inps con un comunicato stampa pubblicato il 15 maggio 2018.
PDF - 68.4 Kb
Comunicato stampa dell’Inps del 15 maggio 2018
Accordo Cumulo Inps-Casse professionali, sottoscritte dieci convenzioni sulle diciassette previste
Ecco il testo ufficiale del comunicato stampa dell’Inps pubblicato il 15 maggio 2018:
Sono operativi gli accordi con Enpam (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e Odontoiatri), Inarcassa (Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti), Enpapi (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica), Enpaf (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza Farmacisti), Enpav (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Veterinari), Enpap (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Psicologi), Eppi (Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati), Cipag (Cassa Italiana di Previdenza ed Assistenza Geometri), Inpgi (Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani), Cassa Forense e Cnpr (Associazione Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza a favore dei Ragionieri e Periti commerciali).
Questi accordi consentono di coprire oltre l’80% della platea potenzialmente interessata al cumulo gratuito dei contributi previdenziali con l’Inps, sommando i periodi non coincidenti. Confidiamo in una rapida adesione anche da parte delle rimanenti Casse.
La sottoscrizione delle convenzioni ha permesso di procedere alla lavorazione delle prime 500 domande pervenute.
È stata inoltre completata l’attività di formazione che permette alle Casse di previdenza dei professionisti, che hanno sottoscritto l’accordo, di utilizzare gli applicativi informatici necessari per la definizione delle singole posizioni pensionistiche.
Cumulo gratuito: come presentare domanda
Il cumulo gratuito dei contributi è quel meccanismo che è stato introdotto dalla Legge 228/2012, e poi rivisto dalla Legge di stabilità 2017, che consente ai lavoratori di andare in pensione sommando tutti i contributi maturati presso gestioni previdenziali diverse (quelle pubbliche ma anche quelle private legate agli ordini professionali), cumulando ogni gestione con quote separate.
Per beneficiare del cumulo gratuito dei contributi è necessario che il contribuente non goda già di un trattamento pensionistico diretto da una delle gestioni interessate coinvolte nel cumulo stesso.
Per richiederlo bisognerà presentare domanda presso l’ente previdenzialedove è stata accreditata l’ultima contribuzione. Sarà poi quest’ultimo ad avviare il procedimento nei confronti degli altri enti dove sono presenti i contributi da cumulare.

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