lunedì 29 ottobre 2018

Pensione: cosa serve per andarci nel 2019

<Il 2019 sarà un anno di profondo cambiamento per il sistema previdenziale italiano. Per questo motivo è bene informarsi sulle novità in arrivo così da avere un'idea chiara su come andare in pensione>


Il sistema previdenziale italiano va incontro ad alcune novità nel 2019. I cambiamenti riguarderanno due fronti: da una parte sui requisiti per il pensionamento interverrà l’adeguamento con le aspettative di vita, rilevate dall’Istat, che porterà a un incremento di 5 mesi dell’età pensionabile. Ad esempio, per la pensione di vecchiaia bisognerà aver compiuto 67 anni, mentre per quella anticipata il requisito contributivo aumenterà a 43 anni e 3 mesi (un anno in meno per le donne).
D’altra parte, invece, interverrà la riforma delle pensioni con cui saranno introdotte due strade per il pensionamento anticipato: la Quota 100, che consentirà di andare in pensione a coloro che hanno maturato 38 anni di contributi (ma non prima del compimento dei 62 anni) e l’Opzione Donna, per cui, invece, serviranno 57 anni (58 anni per le autonome) di età – più gli adeguamenti con le aspettative di vita – e 35 anni di contributi per andare in pensione.
Prima dei 60 anni di età, quindi, si potrà andare in pensione con Opzione Donna oppure con la Quota 41 che anche nel 2019 sarà riservata ai soli lavoratori precoci, ai quali verrà consentito di accedere alla pensione con 41 anni e 5 mesi (per effetto dell’adeguamento con le aspettative di vita) di contributi. Una volta superati i 62 anni, quindi, si potrà andare in pensione anche con la nuova Quota 100, oppure con la pensione anticipata Inps. In quest’ultimo caso, ipotizzando che un lavoratore dall’età di 20 anni abbia mantenuto una carriera lavorativa stabile, si potrà andare in pensione a 63 anni e 3 mesi. A 64 anni, invece, si potrà optare per la pensione anticipata contributiva, qualora se ne soddisfino i requisiti, purché si abbiano almeno 20 anni di contributi.
Infine, come anticipato, 67 anni è l’età giusta per accedere alla pensione di vecchiaia, per la quale nel contempo sono richiesti 20 anni di contributi. Chi ha lavorato, invece, per pochi anni dovrà attendere il compimento dei 71 anni per andare in pensione. Con l’opzione contributiva della pensione di vecchiaia, infatti, sono sufficienti 5 anni di contribuzione.
In collaborazione con Adnkronos

domenica 28 ottobre 2018

In Italia 10,9% di anziani in povertà, doppio rispetto media Ue




Tocca gli 810 punti base, secondo Uecoop, lo “spread della povertà” per gli anziani fra Italia e Germania con quasi 1,4 milioni di persone sopra i 65 anni che da nord a sud della Penisola si trovano in uno stato di grave deprivazione materiale senza potersi pagare un pasto completo o le bollette di luce e riscaldamento>.

E’ quanto emerge da un’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop sulla Relazione 2018 della Commissione europea per gli Affari sociali in occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione della povertà proclamata dall’Onu. In Italia – spiega Uecoop – dall’inizio della grande crisi del 2008 gli over 65 in miseria hanno fatto un balzo del 4,2% arrivando nel 2016 a rappresentare il 10,9% di una popolazione di 13,5 milioni di persone, registrando un’incidenza di quasi 4 volte superiore rispetto alla Germania ferma al 2,8% e quasi doppia rispetto alla media Ue che è del 5,8%.
Dei 5,5 milioni di anziani in miseria che risiedono in Europa – sottolinea Uecoop – più di 1 su 4 vive in Italia che registra la situazione più drammatica tra i Paesi fondatori dell’Unione visto che la Francia è al 2,9%, il Belgio al 2,1%, l’Olanda all’1,2% e il Lussemburgo addirittura allo 0,2%. Mentre fanno peggio solo alcuni Stati dell’Est entrati di recente nella Ue come ad esempio la Bulgaria che ha il 37,5% degli over 65 in uno stato di grave deprivazione materiale, la Romania che ha il 22,5%, la Lituania al 17,3% o la Croazia con il 14,5%. Mentre sempre oltre l’ex Cortina di ferro si posizionano meglio dell’Italia l’Ungheria di Orban con il 10,2%, la Slovacchia con l’8%, la Polonia con il 5,9% o la Repubblica Ceca con il 3%.
A fronte di una situazione italiana dove ci sono 13,5 milioni di persone sopra i 65 anni e con 6 pensionati italiani su 10 che prendono meno di 750 euro al mese – sottolinea Uecoop –  la gestione della terza età diventa un punto fondamentale del welfare sia sul fronte pubblico che su quello privato con la necessità di un sempre maggiore coinvolgimento delle oltre 9.700 cooperative sociali e di assistenza che operano sul territorio nazionale.
Anche perché – rileva Uecoop – la popolazione over 65 è destinata ad aumentare a 20 milioni entro il 2050 con addirittura 5 milioni di anziani non autosufficienti nei prossimi dieci anni. La sfida del futuro – continua Uecoop – è quella di potenziare l’assistenza pubblica e privata attraverso il meglio delle professionalità che si potranno mettere in campo a fronte di 12,2 milioni di italiani che – sottolinea Uecoop – rinunciano a curarsi per difficoltà economiche e oltre 7 milioni che si sono indebitati per farlo e 2,8 milioni che hanno venduto casa per pagarsi delle cure mediche secondo il Censis.
In questo scenario è necessario potenziare un sistema di welfare che valorizzi – conclude l’Unione europea delle cooperative Uecoop – la parte più avanzata quel mondo cooperativo per affiancare con qualità e professionalità il servizio pubblico dando risposte ai bisogni della gente e al tempo stesso promuovendo il lavoro e l’occupazione.

C'era una volta un centro anziani per gli abitanti del quartiere BUENOS AIRES-VENEZIA

25 settembre 2008-INAUGURAZIONE DEL NUOVO CENTRO DEGLI ANZIANI IN VIA BOSCOVICH 

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BUONA VISIONE

venerdì 26 ottobre 2018

Pensioni, ultime novità: nessuna modifica su Quota 100

<Ultime notizie sulla riforma delle pensioni: il Governo non sembra intenzionato ad apportare alcuna modifica a quota 100 ed alle altre ipotesi di pensione anticipata.>

Il Governo ha rinviato all’Unione Europea la manovra senza apportare nessuna modifica drastica. Anche per ciò che concerne la riforma delle pensioni l’Esecutivo ha deciso di lasciare invariata Quota 100.
Tale misura ricordiamo consentirebbe a coloro che hanno compiuto 62 anni di età e che hanno versato 38 anni di contributi di andare in pensione anticipatamente.
Rimangono però ancora tanti dubbi sull’introduzione di Quota 100 soprattutto da parte dell’opposizione. L’ex ministro del lavoro, Cesare Damiano, ha infatti espresso le sue perplessità su la misura che il Governo intende adottare per superare la Legge Fornero.
Pensioni, ultime novità sulla riforma: nessuna modifica sulla Quota 100
Il Governo ha rinviato all’Unione Europea il testo della manovra senza apportare però nessuna modifica drastica. Lo conferma il fatto che è anche per quello che riguarda il tema delle pensioni il Governo ha deciso di non toccare Quota 100 lasciandola invariata.
È stato proprio il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Luigi Di Maio, a confermare che Quota 100 è una misura strutturale poiché consentirebbe di superare la Legge Fornero anno dopo anno e non solo nel 2019.
Maggiori dettagli li avremo però nei prossimo giorni quando l’Unione Europea si esprimerà nuovamente sulle proposte presentate dal Governo nella nuova Legge di Bilancio 2019, recentemente respinta dalla Commissione Europea.
Pensioni, ultime notizie: i dubbi sull’introduzione della Quota 100
Nonostante il Governo abbia ormai deciso di adottare Quota 100 per superare la Legge Fornero sono ancora molti i dubbi circa le reali possibilità che questa modalità di pensione anticipata possa diventare strutturale.
Le maggiori critiche sono ovviamente arrivate dall’opposizione, con particolare riferimento all’ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano che oggi ha nuovamente ribadito che Quota 100 non sarebbe la soluzione giusta per riformare il sistema previdenziale.
L’ex Ministro del Lavoro è infatti convinto che la Legge Fornero si debba superare con l’approvazione della nona salvaguardia, con la proroga dell’opzione donna e con l’introduzione di Quota 41 per tutti.
Queste sono le proposte avanzate dall’esponente del PD che ha dichiarato che seguendo questa strategia il Governo precedente era riuscito a restituire ai pensionati circa 20 miliardi di euro tramite 8 salvaguardie degli esodati.

giovedì 25 ottobre 2018

Meno pensioni di vecchiaia, aumentano quelle anticipate nel 2018

<Diminuiscono le pensioni di vecchiaia nel 2018, dato opposto per quella anticipata trainata dalle novità introdotte per i lavoratori precoci. I dati sono stati pubblicati nell'Osservatorio INPS sui flussi di pensionamento.>


Andare in pensione è sempre più difficile, salvo i casi in cui non si ha diritto alla pensione anticipata.
È questo uno degli elementi che emerge dall’Osservatorio di monitoraggio dei flussi di pensionamento pubblicato dall’INPS il 25 ottobre 2018.
Nel 2018 è diminuito il numero di pensioni di vecchiaia mentre al contrario si è registrato un notevole incremento delle pensioni di anzianità/anticipate.
dati pubblicati dall’INPS riflettono quelle che sono state le principali novitàin materia di pensione nel 2018 rispetto al 2017. In primis l’equiparazione dei requisiti anagrafici e contributivi per la pensione tra uomini e donne e in secondo luogo le novità in materia di prepensionamento introdotte dalla scorsa Legge di Bilancio a partire dal 1° gennaio 2018 per i lavoratori precoci.
Pensione di vecchiaia e anticipata: i dati pubblicati dall’INPS
A riassumere i contenuti dell’Osservatorio di monitoraggio dei flussi di pensionamento con i dati delle pensioni decorrenti nel 2017 e nei primi nove mesi del 2018 è il comunicato stampa pubblicato il 25 ottobre 2018 dall’INPS.
L’Istituto effettua costantemente il monitoraggio dei dati di pensione di vecchiaia e anticipata e, con la rilevazione effettuata il 2 ottobre 2018, sono state prese in esame le seguenti gestioni:
  • Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD);
  • coltivatori diretti, mezzadri e coloni;
  • artigiani e commercianti;
  • lavoratori parasubordinati;
  • assegni sociali.
I risultati emersi rispecchiano le conseguenze delle due importanti misure in materia di pensione con decorrenza dal 2018.
Così come riporta l’INPS, mentre nel 2017 sia i requisiti di età per la vecchiaia che quelli di anzianità per la pensione anticipata sono rimasti immutati rispetto al 2016, nel 2018 si conclude il percorso di equiparazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia tra uomini e donne nel settore dei dipendenti privati e dei lavoratori autonomi. La pensione di vecchiaia per queste categorie, infatti, nel 2018 verrà erogata al raggiungimento dell’età di 66 anni e sette mesi sia per gli uomini che per le donne.
Per quanto riguarda la pensione anticipata, invece, per il 2018 non sono previsti cambiamenti nei requisiti per la generalità dei lavoratori, ma viene introdotta la possibilità di pensionamento anticipato con soli 41 anni di contributi per i lavoratori precoci (12 mesi di contributi maturati entro il compimento dei 19 anni di età e in una determinata condizione di tutela stabilita dalla norma), nei limiti dei fondi annualmente stanziati e con richiesta di certificazione dei requisiti per l’accesso al beneficio entro il 1° marzo 2018.
Pensione di vecchiaia, anticipata e assegni sociali 2018
Il totale delle pensioni di vecchiaia e di anzianità e anticipate erogate nei primi mesi del 2018 è stato inferiore rispetto a quelle relative allo stesso periodo del 2017. Lo stesso andamento si osserva nelle tre principali gestioni dei lavoratori autonomi, anche se in modo meno pronunciato. Così come osservato dall’INPS, la differenza è riconducibile essenzialmente all’aumento del requisito di età per la pensione di vecchiaia delle donne.
Stesso effetto anche per gli assegni sociali:
Gli assegni sociali liquidati nei primi nove mesi del 2018 sono di entità molto esigua rispetto al valore rilevato nello stesso periodo dell’anno precedente, in quanto si è innalzato di un anno il requisito di età utile per la liquidazione dell’assegno.
Trend opposto invece per le pensioni anticipate che, rispetto a quelle di vecchiaia, hanno registrato un picco nel 2018 rispetto a quelle erogate nel 2017.
Pensione anticipata, cresce il numero degli assegni di anzianità
Osservando gli indicatori statistici dei primi nove mesi del 2018 l’INPS ha rilevato un peso decisamente superiore delle pensioni di anzianità/anticipate su quelle di vecchiaia rispetto al dato annuo del 2017.
“Questo perché i requisiti per le pensioni di vecchiaia si sono innalzati per le donne, mentre quelli relativi alle pensioni di anzianità/anticipate sono rimasti uguali all’anno precedente e sono più consistenti le uscite anticipate per i cosiddetti lavoratori precoci”.
È questo quanto sottolineato dall’INPS che conclude evidenziando come per lo stesso motivo anche le pensioni di invalidità sono cresciute rispetto a quelle di vecchiaia nel 2018 rispetto al 2017.
La relazione si inverte, invece, nell’indicatore che rappresenta il peso percentuale delle pensioni femminili su quelle maschili, a causa dell’innalzamento dei requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia per le donne.

mercoledì 24 ottobre 2018

SENIOR QUARTIERE BUENOS AIRES-VENEZIA:PER UN CENTRO ANZIANI


Un gruppo di senior del quartiere BUENOS AIRES-VENEZIA ha avviato una raccolta firme con l’obiettivo di sostenere la petizione per chiedere che una delle zone più popolose della città possa avere anche un centro anziani per gli abitanti del quartiere.


Perché conviene dormire coi calzini


Dopo una lunga giornata lavorativa, per molte persone non c’è nulla di più rilassante di una bella dormita. Come mai tuttavia capita, nonostante la stanchezza, di non riuscire a prendere sonno? Come possiamo risolvere il problema? Semplicemente indossando un paio di calzini.
Secondo uno studio condotto a Basilea, in Svizzera, esiste una diretta correlazione tra la difficoltà nell'addormentarsi e l’indossare i calzini a letto. La temperatura delle nostre estremità, ovvero mani e piedi, aiuta a prendere sonno.
Secondo un esperimento effettuato dai ricercatori svizzeri su due diversi gruppi di persone, la maggior parte di loro si addormentava più facilmente quando aveva i piedi ben caldi e riscaldati.
Questo avviene perché con il calore i vasi sanguigni si espandono, permettendo di diffondere rapidamente ed uniformemente in tutto il corpo una temperatura confortevole. Una volta raggiunta quella ottimale, l’organismo inizia a raffreddarsi progressivamente: in questo modo rallenta il battito cardiaco e allo stesso tempo aumenta la produzione di melatonina, l’ormone del sonno.
Per evitare di rigirarci per ore nel letto, basterà quindi mantenere i piedi al caldo indossando un paio di comodi calzini, più o meno pesanti a seconda delle stagioni!
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