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Ilaria Bucataio Che cosa succede quando vengono svolti dei lavori in condominio e, anche senza delibera, si decide di non pagare? Ci sono delle modalità che consentono comunque di essere in regola oppure va seguito un procedimento specifico? Vediamo insieme cosa dice la legge e qual è la modalità da seguire in una casistica simile.
I lavori
di condominio sono sempre una questione spinosa, sia per quanto riguarda
gli abitanti, sia per l’amministratore. Quando ci sono delle spese
straordinarie, ad esempio per interventi che non erano stati previsti in un
primo momento ma che poi si sono resi necessari, come è opportuno procedere?
Soprattutto per quanto riguarda il pagamento, quali sono le regole
da seguire?
Lavori di condominio straordinari: è
possibile non pagare?
Bisogna essere consapevoli del fatto che la legge
prevede un regolamento molto stringente per quello che riguarda
le spese straordinarie. Quando si tratta di ordinaria amministrazione,
infatti, l’amministratore può effettuare gli interventi che ritiene necessari,
avviandoli anche senza la delibera, mentre per quanto riguarda le spese straordinarie è molto
diverso.
Quando si
avviano lavori straordinari – a patto che non si tratti di un’emergenza
che costringe ad un immediato intervento per motivi gravi o di rischi
che devono comunque essere accertati e dichiarati – l’amministratore deve
obbligatoriamente chiamare l’assemblea di condominio e chiedere il consenso sui
lavori che devono essere effettuati.
Lavori non approvati: pagamento e delibera
Nel caso in
cui si ritenga necessario svolgere dei lavori straordinari, ci deve
essere una doppia delibera da parte dell’assemblea di condominio, una
per approvarli e una per costituire un fondo speciale previsto dal codice
civile.
Quando
l’amministratore svolga lavori straordinari senza chiedere il consenso, i
condomini possono opporsi al pagamento delle spese e chiedere il decreto
ingiuntivo. Come anticipato sopra, l’unica situazione in cui potrebbe essere
richiesto il pagamento della somma anche senza previa approvazione riguarda
lavori straordinari urgenti, in cui viene attestata la necessità e l’urgenza
dell’intervento.
A partire da luglio 2023, come previsto dalla Legge di Bilancio e dal decreto Lavoro appena approvato, sulle buste paga dei dipendenti arriverà uno sgravio contributivo predisposto dal datore di lavoro: un vero e proprio bonus in automatico, per cui i lavoratori non dovranno fare nulla. L’aumento diretto in busta paga spetta a tutti i lavoratori con stipendi sotto 1.923 e 2.692 euro mensili.
Ma come si legge esattamente la busta paga? In tanti
ce lo chiedete. Iniziamo col dire che la busta paga è il resoconto che viene
fornito ogni mese al lavoratore dal proprio datore di lavoro. Al suo interno sono
indicati l’importo complessivo della retribuzione che il
singolo contribuente riceve e tutte le specifiche del caso.
Lo scopo della busta paga è quello di certificare ufficialmente la retribuzione e tutte le ritenute,
che vengono effettuate dal datore di lavoro per nome e per conto del
dipendente.
Ma come deve essere letta la busta paga? Premettendo
che è un documento che il datore di lavoro deve emettere per legge e deve
contenere alcuni dati, la domanda che si pongono molti lavoratori è la seguente:
come devono essere indicate la retribuzione, le ritenute fiscali e quelle
previdenziali? Come faccio ad accorgermi se ci sono degli errori e chiederne la
correzione?
Riuscire a leggere e comprendere
correttamente la busta paga è importante, soprattutto nel momento in
cui ci domandiamo se la retribuzione mensile è corretta. Oppure, nel momento in
cui sorge un dubbio: le ritenute previdenziali ed assistenziali sono state
applicate correttamente?
La busta paga, in altre parole, esprime i rapporti economici e monetari che un singolo
contribuente intrattiene con:
Busta paga, una perfetta sconosciuta
Definita anche come prospetto paga o cedolino, la busta paga è a tutti gli effetti un documento ufficiale. A rilasciarlo è il datore di
lavoro, che deve consegnarlo ad ogni dipendente. La busta paga ha un obiettivo
ben preciso: provvede a riepilogare la retribuzione di un determinato
soggetto. Riporta, inoltre, le ritenute previdenziali e quelle
fiscali che ha subito nel periodo di riferimento. Vengono inoltre riportati
tutti gli aspetti contabili che permettono di passare dalla retribuzione lorda
a quella netta.
All’interno della busta paga devono essere riportati
alcuni elementi ben precisi, che devono essere riportati obbligatoriamente. Tra
questi rientrano:
Perché la busta paga è necessaria
A cosa serve, fondamentalmente, la busta paga? Questo
documento serve a determinare la retribuzione che spetta ad
un singolo dipendente in relazione ad un determinato periodo.
La busta paga viene consegnata perché un determinato contribuente ha prestato
la propria attività ad un datore di lavoro.
Quello che abbiamo visto, sicuramente, costituisce l’aspetto essenziale del documento. La busta
paga, comunque, assolve anche ad altre funzioni, tra le quali ci sono:
Come deve essere letta
Per rendere leggermente più agevole la lettura della
busta paga, possiamo affermare che è suddivisa in tre parti: Testa e Corpo.
Nella Testa devono
essere riportate obbligatoriamente le seguenti informazioni:
Nel Corpo della
busta paga transitano le voci relative alla retribuzione. Le voci economiche
vengono suddivise in questo modo:
Da approfondire, a questo punto, è la voce relativa
alla retribuzione, che a sua volta si divide in tre parti:
Reddito netto: come viene calcolato
Sostanzialmente il reddito netto in
busta paga costituisce l’importo che il lavoratore
riceve periodicamente, a fronte della propria prestazione
lavorativa. Il reddito netto viene calcolato partendo da uno stipendio lordo,
che è, in estrema sintesi, l’importo che viene pattuito con il datore di lavoro
per la prestazione lavorativa. A questo stipendio lordo devono essere applicate
le detrazioni fiscali e previdenziali, che sono previste dalla legge.
Per sapere quale sia il reddito netto è necessario,
quindi, sapere quale sia lo stipendio lordo mensile. Questo importo include
il salario base, eventuali premi o commissioni e qualsiasi altro emolumento che è
previsto direttamente dal contratto di lavoro.
Da questo importo devono essere detratte le eventuali trattenute fiscali e previdenziali obbligatorie,
come ad esempio l’Irpef, la contribuzione previdenziale a carico del lavoratore
e quella a carico dell’azienda. E qualsiasi altra trattenuta prevista dalla
legge. Il risultato che si ottiene è il reddito netto in busta paga.
Ecco sinteticamente le voci che costituiscono lo
stipendio lordo:
salario netto percepito in busta paga
GIORNALISTA
Baklava, Tzatziki,Kadaifi,Melitzanosaláta.
È ancora l’aglio a insaporire.
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Pensione Quindicenni: requisiti
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Pensione Quindicenni: casi particolari
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nel Fondo Quiescenza Poste solo
i quindicenni del profilo 4.
Pensione Quindicenni: età pensionabile e
decorrenza
Nessuna deroga per l’età pensionabile:
l’età anagrafica per l’accesso alla pensione di vecchiaia rimane quella valida
per tutti i lavoratori, fissata dalla Legge Fornero. L’unico sconto riguarda
gli anni di contributi, che possono essere 15 in luogo di 20. Ricordiamo
che oggi alla pensione di vecchiaia si accede con 67 anni di età (e
per i non quindicenni 20 di contributi), questo sia per i lavoratori che per le
lavoratrici dipendenti del settore privato e pubblico. Alle pensioni
quindicenni non si applicano le finestre
mobili, quindi la pensione decorre il primo
giorno del mese successivo al perfezionamento del requisito anagrafico.
di Noemi Ricci
ANTONIO CHIEDE:
Quali sono i riferimenti normativi per la pensione di
vecchiaia con 5 anni di contributi per chi ha almeno 71 anni di età? Al Caf non
conoscono questa possibilità.
Il riferimento normativo
è la Riforma Fornero.
Il
comma 7 dell’articolo 24 del decreto legge 201/2011 prevede che il diritto alla pensione di
vecchiaia si consegua con il requisito anagrafico (attualmente pari a 67 anni)
e 20 anni di contributi.
Senza pensione a 70 anni, come maturare una prestazione?2 Maggio 2023I lavoratori cosiddetti contributivi puri (primo versamento successivo al
primo gennaio 1996) devono anche avere maturato, nel momento in cui si ritirano,
un assegno pari ad almeno 1,5 volte il minimo. Questo stesso articolo
prosegue specificando la seguente regola:
Si prescinde dal predetto requisito di
importo minimo se in possesso di un’età anagrafica pari a 70 anni, ferma
restando un’anzianità contributiva minima effettiva di cinque anni.
=>
Pensione vecchiaia: guida ai requisiti anagrafici e contributivi
In considerazione degli adeguamento alle
aspettative di vita nel frattempo scattati, attualmente il requisito anagrafico
è salito a 71 anni.
Risposta di Barbara Weisz
18 Maggio 2023 15:01