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venerdì 20 settembre 2019

Ecco il Codice del Terzo settore è legge. Cosa cambia con il grande “riordino”



PUBBLICATO IN GAZZETTA UFFICIALE IL  DECRETO  LEGISLATIVO 4 luglio 2019  più corposo tra quelli previsti dalla riforma. Ma avrà bisogno di ben 20 decreti ministeriali per funzionare. In un solo testo tutti gli “Enti del Terzo settore” e le “attività di interesse generale” che dovranno svolgere. Con i relativi obblighi e vantaggi
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è in vigore da oggi il Codice del Terzo settore. Si tratta del decreto legislativo più corposo (104 articoli) tra i cinque emanati dopo la legge delega per la riforma del Terzo settore (106/2016). E avrà bisogno a sua volta, entro il prossimo anno, di ben 20 decreti ministeriali perché funzioni, nella pratica, tutto quanto previsto.
La parola riordino, usata più volte anche dal sottosegretario Luigi Bobba, “padre” della riforma, è la più appropriata per indicare lo scopo principale del Codice. Tre esempi sono sufficienti a farne comprendere la portata.
PRIMO: vengono abrogate diverse normative, tra cui due leggi storiche come quella sul volontariato (266/91) e quella sulle associazioni di promozione sociale (383/2000), oltre che buona parte della “legge sulle Onlus” (460/97).
SECONDO: vengono raggruppati in un solo testo tutte le tipologie di quelli che da ora in poi si dovranno chiamare Enti del Terzo settore (Ets). Ecco le sette nuove tipologie: organizzazioni di volontariato (che dovranno aggiungere Odv alla loro denominazione); associazioni di promozione sociale (Aps); imprese sociali (incluse le attuali cooperative sociali), per le quali si rimanda a un decreto legislativo a parte; enti filantropici; reti associative; società di mutuo soccorso; altri enti (associazioni riconosciute e non, fondazioni, enti di carattere privato senza scopo di lucro diversi dalle società).
Restano dunque fuori dal nuovo universo degli Ets, tra gli altri: le amministrazioni pubbliche, le fondazioni di origine bancaria, i partiti, i sindacati, le associazioni professionali, di categoria e di datori di lavoro. Mentre per gli enti religiosi il Codice si applicherà limitatamente alle attività di interesse generale di cui all’esempio successivo.
Gli Enti del Terzo settore saranno obbligati, per definirsi tali, all’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore (già denominato Runts...), che farà quindi pulizia dei vari elenchi oggi esistenti. Il Registro avrà sede presso il ministero delle Politiche sociali, ma sarà gestito e aggiornato a livello regionale. Viene infine costituito, presso lo stesso ministero, il Consiglio nazionale del Terzo settore, nuovo organismo di una trentina di componenti (senza alcun compenso) che sarà tra l’altro l’organo consultivo per l’armonizzazione legislativa dell’intera materia.
TERZO: vengono definite in un unico elenco riportato all’articolo 5 le “attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale” che “in via esclusiva o principale” sono esercitati dagli Enti del Terzo settore. Si tratta di un elenco, dichiaratamente aggiornabile, che “riordina” appunto le attività consuete del non profit (dalla sanità all’assistenza, dall’istruzione all’ambiente) e ne aggiunge alcune emerse negli ultimi anni (housing, agricoltura sociale, legalità, commercio equo ecc.).
Gli Ets, con l’iscrizione al registro, saranno tenuti al rispetto di vari obblighi riguardanti la democrazia interna, la trasparenza nei bilanci, i rapporti di lavoro e i relativi stipendi, l’assicurazione dei volontari, la destinazione degli eventuali utili.
Ma potranno accedere anche a una serie di esenzioni e vantaggi economici previsti dalla riforma: circa 200 milioni nei prossimi tre anni sotto forma, ad esempio, di incentivi fiscali maggiorati (per le associazioni, per i donatori e per gli investitori nelle imprese sociali), di risorse del nuovo Fondo progetti innovativi, di lancio dei “Social bonus” e dei “Titoli di solidarietà”.
Senza contare che diventano per la prima volta esplicite in una legge alcune indicazioni alle pubbliche amministrazioni: come cedere senza oneri alle associazioni beni mobili o immobili per manifestazioni, o in comodato gratuito come sedi o a canone agevolato per la riqualificazione; o incentivare la cultura del volontariato (soprattutto nelle scuole): o infine coinvolgere gli Ets sia nella programmazione che nella gestione di servizi sociali, nel caso di Odv e Aps, “se più favorevoli rispetto al ricorso al mercato”.
Una parte consistente del Codice (sei articoli, dal 61 al 66, pari al 14% dell’estensione del testo) è dedicata ai Centri di servizio per il volontariato (C.S.V), interessati da una profonda revisione in chiave evolutiva che ne riconosce le funzioni svolte nei primi 20 anni della loro esistenza e le adegua al nuovo scenario. A cominciare dall’allargamento della platea a cui i CSV dovranno prestare servizi, che coinciderà con tutti i “volontari negli Enti del Terzo settore”, e non più solo con quelli delle organizzazioni di volontariato definite dalla legge 266/91 (anche se in realtà era già cospicua la quota di realtà del terzo settore “servite” in questi anni).
I Centri – che dovranno essere di nuovo accreditati – verranno governati da un inedito Organismo nazionale di controllo (Onc) e dalle sue articolazioni territoriali (Otc), le cui maggioranze saranno detenute dalle fondazioni di origine bancaria. Sarà inoltre ridotto il numero complessivo dei Centri in riferimento ad alcuni parametri territoriali. Nella governance dei CSV potranno entrare tutti gli Ets (secondo il cosiddetto principio delle “porte aperte”), lasciando però al volontariato la maggioranza nelle assemblee. Saranno previsti nuovi criteri di incompatibilità tra la carica di presidente di un CSV e altre cariche, ad esempio ministro, parlamentare, assessore o consigliere regionale o di comuni oltre i 15 mila abitanti. I CSV, insieme alle Reti associative nazionali, potranno essere autorizzati dal ministero delle Politiche sociali all’“autocontrollo degli Enti del Terzo settore”. Viene infine centralizzato e ripartito a livello nazionale il fondo per il funzionamento dei CSV, che continuerà ad essere alimentato da una parte degli utili delle fondazioni di origine bancaria e da un credito di imposta fino a 10 milioni, a regime, che queste ultime si vedranno riconoscere ogni anno.
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martedì 5 aprile 2016

Imprese sociali, riforma del Terzo Settore

Riordino del quadro normativo, con novità per le imprese sociali: riforma del Terzo Settore approvata al Senato e con testo blindato di nuovo alla Camera.
Via libera del Senato alla tanto attesa Riforma del Terzo Settore con 146 voti a favore, 74 contrari e 16 astenuti, dopo due anni di discussione e uno dall’approvazione alla Camera. Una nuova e complessa normativa che tocca aspetti giuridici, finanziari e fiscali di un mondo che conta quasi 5 milioni di volontari, oltre 390mila organizzazioni censite dall’ISTAT, 800mila posti di lavoro, 12mila cooperative e imprese sociali con una media di 10-12 addetti, 8mila fondazioni di comunità e un giro d’affari di circa 74 miliardi di euro pari al 4% del PIL. Ora la legge passa all’esame della Camera.

=> Imprese sociali: pronto il decreto di riforma

Il disegno di legge delega di “Riforma del terzo settore, dell’impresa sociale e della disciplina del servizio civile universale” apporta modifiche alla legge n. 266/1966 in materia di organizzazioni di volontariato, prevedendo un nuovo schema normativo all’interno del quale dovranno operare gli Enti del Terzo Settore. Si va dalla definizione delle finalità e dell’oggetto degli Enti di Terzo settore, alla questione della revisione fiscale, al riordino in materia di Servizio Civile Nazionale, al riconoscimento della difesa non armata della patria e l’allargamento agli stranieri con regolare permesso di soggiorno.

=> Terzo settore, linee guida in Gazzetta

Tra le novità quelle relative alle imprese sociali, una delle questioni più spinose della Riforma, nel disegno di legge sono state tuttavia definite solo nelle loro linee generali, poi saranno necessari dei decreti attuativi. L’attuale testo (che viene trasmesso “blindato” alla Camera) prevede un allargamento dei settori, includendo anche forme diverse dalle cooperative mutualistiche, come le Srl e le SpA e ammettendo il concetto di remunerazione del capitale per garantire le finalità benefiche perseguite. Per il presidente di Federsolidarietà, Giuseppe Guerini:
«L’allargamento dei settori per le imprese sociali, la possibilità di attrarre capitali e finanziamenti “pazienti” (con basso rendimento e a lungo termine) per nuovi servizi, la semplificazione e la chiarezza delle procedure per acquisire la qualifica sono novità importanti che devono trovare nei decreti legislativi gli strumenti più idonei per avviare una nuova fase». «Dalla riforma ci aspettiamo l’avvio di una stagione nuova in cui i cittadini abbiano l’opportunità per auto-organizzarsi e rispondere ai propri bisogni partecipando attivamente. Mettendosi insieme per valorizzare i beni culturali e ambientali abbandonati con azioni di sviluppo locale e di promozione turistica del territorio. Con risposte innovative nel settore del welfare per affrontare le nuove povertà con percorsi integrati di inclusione sociale e lavorativa. Per progettare servizi domiciliari e residenziali per le famiglie che devono fronteggiare la crescita della non autosufficienza. Con percorsi mirati di inserimento lavorativo per le persone disabili».

=> Gestire progetti ONG: certificazioni e guida

Positiva la reazione all’approvazione in Senato del Ddl del Forum Nazionale del Terzo Settore, il cui portavoce, Pietro Barbieri, ha dichiarato:
«Molto buono l’articolo cui infine si è giunti sull’impresa sociale ed il complesso lavoro di sistematizzazione e riordino di tutto il quadro normativo che ha caratterizzato per trent’anni il nostro mondo. Rendiamo inoltre atto che il Relatore Senatore Lepri e il Sottosegretario Bobba nei delicati, ma politicamente illuminati, momenti finali, tra l’altro, hanno anche inteso introdurre norme che rinviano ai Decreti Legislativi la disciplina dell’autofinanziamento e il tema dei rimborsi spese ai volontari. Dopo tante vicissitudini, si è finalmente chiuso anche il capitolo delle coperture per il DDL, che sembrerebbero certe e stabili.
In un testo complessivamente positivo, certamente rimangono alcune zone d’ombra e qualche dubbio, che però confidiamo di fugare durante la fase di redazione – auspicando tempi rapidi per il nuovo passaggio del DDL alla Camera dei Deputati – dei decreti legislativi, momento decisivo per delineare lo schema normativo effettivo in cui gli Enti di Terzo Settore dovranno operare, e nel cui iter chiediamo, come rappresentanti dei destinatari delle norme, di poter essere ancora coinvolti e ascoltati. Il Forum, come sempre in questi due lunghi e tormentati anni di gestazione della Riforma è pronto a fare la sua parte, con serietà e responsabilità, nell’interesse di tutto il Terzo Settore italiano».
Fonte: Senato.it.

mercoledì 7 ottobre 2015

Economia della coesione, la nuova frontieradel terzo settore. I risultati dell’indagine Aiccon in vista delle #gdb2015

Comunicato Stampa
Per il 94% dei partecipanti alle Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile, l’economia comunitaria e collaborativa rappresenta un’opportunità per creare nuove modalità di imprenditorialità e di inclusione sociale.
Si può misurare l’impatto sociale? A chi dovrebbe essere affidata la governance dei beni comuni? Quanto è urgente la Riforma del Terzo settore? Nei giorni scorsi l’Area Ricerca di AICCON ha condotto un’indagine volta a rilevare l’opinione in merito alle questioni di maggiore attualità per il Terzo settore. Ne è emersa la rilevanza del tema della misurazione dell’impatto sociale generato dalle Organizzazioni Non Profit nei confronti delle comunità di riferimento: secondo il 43% dei rispondenti l’individuazione dei criteri di valutazione è una responsabilità del Terzo settore stesso.
Per il 54% dei partecipanti al sondaggio la governance dei beni comuni dovrebbe essere condivisa tra pubblica amministrazione, cooperative e imprese sociali e soggetti privati non profit. Inoltre, quasi la totalità (94%) dei rispondenti vede nell’economia della collaborazione un’opportunità per i soggetti dell’Economia Civile.
Due su tre dei partecipanti al sondaggio ritengono che la Riforma del Terzo settore e dell’impresa sociale rappresenti un elemento determinante per il pieno sviluppo dell’economia sociale in Italia.
Come sottolinea Paolo Venturi, Direttore di AICCON: “Il sentiment del pubblico delle Giornate di Bertinoro conferma la volontà di giocare un ruolo attivo nell’economia sociale e vede come opportunità la misurazione dell’impatto purché sia rispettosa dell’identità dei soggetti not for profit”.
Su queste tematiche verterà la XV edizione de Le Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile, l’appuntamento promosso da AICCON che da 15 anni riunisce sul colle romagnolo i protagonisti del mondo accademico, dell’economia sociale e delle istituzioni insieme ad una community di studenti e giovani imprenditori sociali, per riflettere e conversare sui temi dell’economia civile. “L’economia della coesione nell’era della vulnerabilità” è il titolo di questa edizione che si terrà il 9 e 10 ottobre 2015 nella suggestiva Rocca di Bertinoro (FC).
LE PRESENTAZIONI UFFICIALI
Come ogni anno le Giornate saranno non solo un momento di confronto tra i maggiori rappresentanti della nostra società, ma anche l’occasione per presentare le più aggiornate rilevazioni ed analisi sul mondo del Terzo settore in Italia. L’evento sarà correlato dalla partecipazione dell’Istat che presenterà un focus sul contributo delle organizzazioni non profit a favore dei soggetti svantaggiati e vulnerabili e dell’SWG che, con la collaborazione di Legacoop, ha condotto un sondaggio su un campione di mille italiani sul valore della cooperazione e della comunità.
IL PROGRAMMA
Venerdì 9 ottobre apriranno i lavori della XV edizione Rosario Altieri, Presidente dell’Alleanza Cooperative Italiane e Presidente Nazionale dell’AGCI e Franco Marzocchi, Presidente di AICCON. Si entrerà nel vivo del dibattito con la sessione di apertura dal titolo “Dall’esecuzione alla trasformazione: nuovi meccanismi di produzione del valore sociale e la sfida della Riforma del Terzo Settore” – coordinata da Paolo Venturi, Direttore di AICCON – a cui parteciperanno Stefano Micelli, Università Ca’ Foscari di Venezia; Enrico Giovannini, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”; Stefano Zamagni, Università di Bologna e Luigi Bobba, Sottosegretario Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega per la Riforma del Terzo Settore.
Il pomeriggio prevede due sessioni dedicate ai beni comuni, la prima “Dalla Comunanza all’Economia dei Beni Comuni” vedrà la partecipazione di Enzo Risso, Direttore SWG; Mauro Lusetti, Presidente Legacoop; Sergio Gatti, Direttore Generale Federcasse e Ugo Biggeri, Presidente Banca Popolare Etica.
A seguire il GdB LAB #Commons, il laboratorio di storytelling sull’innovazione sociale animato da Flaviano Zandonai, Segretario Generale di Iris Network; Pier Luigi Sacco, Università IULM di Milano; Christian Iaione, Lab.Gov Luiss e Roberto Covolo, “Ex Fadda”.
L’evento si chiuderà sabato 10 ottobre con un dibattitto sul tema della valutazione dell’impatto sociale generato dalle organizzazioni non profit nella sessione dal titolo “Generare e misurare l’impatto sociale” con la partecipazione di Luigino Bruni, Università LUMSA di Roma; Mario Calderini, Politecnico di Milano; Elena Casolari, AD della Fondazione ACRA-CCS; Maurizio Gardini, Presidente Confcooperative eTiziano Vecchiato, Direttore Fondazione Zancan.
Tutti i protagonisti, le informazioni utili e il programma de Le Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile sono disponibili sul sitowww.legiornatedibertinoro.it
Partner Ufficiali: Coopfond, Federcasse – Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo, Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, Forum Nazionale Terzo Settore.
Partner: Fon.Coop
Media Partner: Vita, Corriere Sociale, TG1 Fa la cosa giusta, VolontariatOggi.info, Percorsi di Secondo Welfare, Valori, Altreconomia, Città Nuova, Giornale Radio Sociale.

[AICCON - Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e delle Organizzazioni Non Profit  è il Centro Studi promosso dall’Università di Bologna, dall’ Alleanza delle Cooperative Italiane e da numerose realtà, pubbliche e private, operanti nell’ambito dell’Economia Sociale, con sede presso la Scuola di Economia, Management e Statistica di Forlì.
AICCON è riuscita in questi anni a divenire un punto di riferimento scientifico grazie all’importanza delle iniziative realizzate ed alla continua attività di formazione e ricerca sui temi più rilevanti per il mondo della Cooperazione, del Non Profit e dell’Economia Civile, svolte in costante rapporto con la comunità accademica e le realtà del Terzo settore. www.aiccon.it]http://www.legiornatedibertinoro.it/

domenica 4 ottobre 2015

Terzo Settore, tutto quello che non va nella riforma

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi l’aveva annunciata esattamente un anno fa.
Una Legge capace di disciplinare meglio il Terzo Settore, favorendo la crescita dell’economia sociale, che negli ultimi anni aveva registrato dati incoraggianti in termini di crescita (5% del PIL), anche sotto il profilo occupazionale, la si attendeva da circa vent’anni. Quest’oggi, l’aula della Camera dei Deputati, con un lavoro complessivo di poco meno di due giorni, ha approvato il ddl di delega per la riforma del Terzo Settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale, con 297 si’, 121 no e 50 astenuti.
Il provvedimento, che in Italia riguarda oltre 800mila lavoratori e quattro milioni di volontari, ora passa all’esame del Senato. Secondo gli esponenti della maggioranza, la Riforma ha un ché di epocale: “Quello che approviamo oggi e’ un provvedimento che farà la storia; lo approviamo dopo aver parlato con coloro che ogni giorno lavorano nel Terzo Settore e non aspettavano altro che essere ascoltati dalla politica. Questo ddl riguarda 300 mila organizzazioni non profit e quasi 5 milioni di volontari che ogni giorno lavorano per dare sollievo e sostegno ai piu’ deboli”.
Ad affermarlo è Micaela Campana, deputata e responsabile Welfare del Pd durante la dichiarazione di voto sul ddl delega in materia di Terzo Settore. Peccato che l’onorevole abbia dimenticato di dire che la “partecipazione dal basso”, tanto sbandierata, abbia riguardato solo un modesto 10%, (come scrivemmo a suo tempo), del complesso mondo del non-profit.
IL REGISTRO UNICO PASSA, MA LE RISORSE ECONOMICHE MANCANO
Al di là dei proclami, però, resta ora il dubbio sulle coperture economiche. Dubbio avanzato anche tra le fila della maggioranza da alcuni componenti della Commissione Affari Sociali, Edoardo Patriarca (PD) in primis, che ora sperano in un miracolo nella Legge di Stabilità.
Di sicuro, ciò che di buono vi è in questa Riforma, è che finalmente le oltre 77 norme che regolano il Terzo Settore verranno messe a sistema in un unico impianto in grado di “mettere ordine fra la miriade di leggi e leggine su volontariato, cooperazione sociale, ong e onlus”, spiega Marco Di Maio, deputato Pd e membro dell’ufficio di presidenza del gruppo alla Camera.
“La delega si occupa della riforma del codice civile; della costruzione e definizione del nuovo codice del terzo settore con un unico registro presso il Ministero del Lavoro, superando così i registri locali comunali e regionali”. Va aggiunto anche che finalmente oggi esiste una definizione più chiara di Terzo Settore e da questa definizione vengono messi alla porta partiti e sindacati, la cui natura è sostanzialmente diversa dai punti cardine del resto dell’associazionismo.
IL TERZO SETTORE DOVRA’ DIVIDERE LE GIA’ IMPROBABILI RISORSE CON I “CUGINI” ESTERI?
Sempre nella giornata di oggi, simigliante più a una maratona che ad una votazione, ecco arrivare anche una sorpresa che con buona probabilità farà storcere il naso a una parte consistente del Terzo Settore nostrano. L’ordine del giorno in questione porta la firma della deputata di Per l’Italia Fucsia FitzGerald Nissoli che si muove in favore delle comunità italiane all’estero. Forzando un po’ la mano e con un buon giro di argomentazioni l’Onorevole Nissoli ha portato a casa l’impegno a far sì che “nella predisposizione dei prossimi decreti attuativi”, si abbia “cura di salvaguardare il patrimonio associazionistico italiano nel mondo, frutto del lavoro instancabile di generazioni di emigrati e che avrà un ruolo decisivo in ‘termini di rete’ anche in futuro”. In altri termini risorse pari a prima ma maggiormente frazionate.
IL NON-PROFIT ORA DIVERRA’ FOR PROFIT, L’ALLARME DEI 5 STELLE 
E se da un lato l’entusiasmo è alle stelle il dissenso va di ora in ora crescendo e diffondendosi.
Soprattutto tra quelle forze politiche che nel tempo non hanno avuto né modo, né tempo di stringere legami di particolare prossimità con cooperative ed associazioni. I malpensati direbbero, insomma, che il punto di vista dei 5 Stelle sull’argomento appare più neutro di altri. Sono loro infatti a bollare la Riforma come una operazione “che in sostanza trasforma il non profit in profit: si finanziarizzano i bisogni dei cittadini e si delegano sempre piu’ all’esterno le competenze dello Stato, assegnando con fondi pubblici uno sconfinato campo di attivita’ sociali e culturali a soggetti privati, che potranno distribuire gli utili.
La parola chiave e’, come sempre, ‘appalti’: tu, partito, mi porti soldi, io ti porto gente ai gazebo delle primarie e se posso ti faccio piazzare persone -sottopagate- nell’azienda. E poi capita anche che la commessa finisca in subappalto ad un’altra azienda gestita dalla criminalita’ organizzata”. Il rischio paventato dalla giovane formazione politica è appunto che se oggi chiunque può scegliere di finanziare un’impresa sociale recuperando un tasso di debito comunque non superiore al 21% (legge anti-usura), dopo la Riforma sarà possibile investire nell’impresa sociale “rischiando” il capitale. In altre parole se oggi finanziare una non-profit può equivalere a recuperare l’importo erogato, dopo la Riforma si potrà investire nel capitale dell’organizzazione equiparando ricavi e perdite esattamente come in qualsiasi profit. Un gioco pericoloso aggravato dall’assenza di controllo.
PESA L’ASSENZA DI UN ORGANISMO CHE CONTROLLI IL SETTORE, IL RISCHIO DEL MOLTIPLICARSI DI “MAFIA CAPITALE”
Il sistema di per sé infatti potrebbe ancora essere letto nella sua chiave positiva se non fosse che in assenza di un’organismo di controllo (l’ultimo baluardo era l’Agenzia per il Terzo Settore, inspiegabilmente soppressa dal Governo Montindr).
Il Terzo Settore negli anni e nel passato recente ha mostrato di avere il suo interno diverse realtà più o meno “malate”, si va dagli scandali di Mafia Capitale, alle licenze per locali camuffate da onlus, passando per lo scandalo CIE sino al rappresentante antiracket che svolgeva in proprio l’attività.
Un rischio annunciato in questi giorni anche dal Presidente dell’Agenzia Anticorruzione Raffaele Cantone, che ha ricordato come “a breve potrebbero partire nuove inchieste riguardanti il mondo del sociale”. Tra le proposte decisamente particolare è apparsa quella dell’Onorevole Gelli, membro della Commissione Affari sociali ma al tempo stesso anche presidente del CESVOT Toscana, che non più tardi di qualche giorno fa ha lasciato intuire come la sola parte di “controllo” legata al 5 x mille ed alla trasparenza delle associazioni potrebbe essere affidata ai Centri di Servizio per il Volontariato, gli stessi che vedono al proprio interno sedere quasi tutte le grandi organizzazioni di volontariato e promozione sociale. Insomma che il controllato si controlli con i propri controllori. Un sistema anni luce indietro da quello francese e statunitense dove nel primo caso si è dato vita ad un vero e proprio Ministero dell’economia sociale, nel secondo con un giro d’affari di quasi 500 miliardi di dollari il fisco ha dedicato un intero comparto al monitoraggio, al controllo ed al sanzionamento. Fare il bene ma facendo bene, verrebbe da dire.
LA DEREGULATION RISCHIA DI DARE VITA AD UN MERCATO “AL RIBASSO” 
Inoltre la deregolamentazione di coop e onlus, che godono di una fiscalita’ agevolata, con la riforma, è ragionevole immaginare che tenteranno un’ ingresso massiccio in nuovi mercati. Il che potrebbe causare fenomeni di concorrenza sleale nei confronti delle altre aziende. “Non solo: le piccole associazioni ne faranno le spese, lasciate indietro – incalza il Movimento 5 Stelle – a favore delle grandi entita’ che alle spalle hanno un politico o una corrente di riferimento”.
La quadra del cerchio, per i grillini, pare così essere una sorta di “golpe al rallentatore, si vogliono prendere anche un altro pezzo, i servizi sociali e la cultura, in un intreccio partitico-elettorale-clientelare-finanziario senza precedenti. Tutto sotto controllo, il piano procede come previsto: e’ la rinascita democratica, bellezza”.
Un’ipotesi forse troppo pessimista, eppure ci si stupisce guardando il voto contrario di ieri con cui il Pd ha bocciato la proposta del MoVimento 5 Stelle di vietare alle cooperative di finanziare i partiti.
SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE SI, MA NON TROPPO. MIGRANTI FUORI DALLA LEGGE
Nella giornata delle polemiche contro Salvini un risultato positivo lo porta a casa anche la Lega Nord che nella mattinata si era fatta sentire sul tema del Servizio Civile attraverso le parole del leghista Marco Rondini: “Il governo non pensi di utilizzare la pseudo-riforma del Terzo settore come una delega in bianco per estendere il servizio civile agli extracomunitari. Un cavallo di troia che rischia di svendere il Terzo settore agli immigrati e alle coop di mafia capitale”, visto che “il sistema dei controlli centralizzati ha gia’ dimostrato di non essere in grado di fare argine alle degenerazioni del sistema cooperativo”. Rondini si e’ poi scagliato contro “lo scippo delle competenze alle Regioni in materia di servizio civile, una misura che suona come una sfida alle richieste presentate dalla conferenza Stato Regioni di poter organizzare il servizio a livello locale”. Servizio civile bocciato anche dal Pd per chi cittadino italiano non è. LEGA NORD,
UNA VITTORIA A META’: “IL REGISTRO UNICO DEL TERZO SETTORE FAVORIRA’ CLIENTELISMI E SPRECHI”
Nel mirino della Lega anche l’”introduzione del registro unico nazionale, che assegna a Roma il monopolio del giudizio su enti e associazioni no profit che operano per lo piu’ a livello territoriale”. “Le competenze centralizzate rischiano di alimentare un sistema di sprechi, clientelismi e discriminazioni – ha avvertito il parlamentare leghista -. Due esempi: prima della regionalizzazione del servizio nel Comune di Caccamo vi erano 100 ragazzi in servizio civile su 8mila abitanti e per il Comune di Panettieri si approvo’ un progetto di assistenza agli anziani che prevedeva l’impiego di 30 volontari, a fronte di soli 65 residenti’ ultra65enni. L’allentamento dei meccanismi di controllo di prossimita’ rischia di aprire un nuovo fronte alla degenerazione del sistema che ha prodotto gli scandali di mafia capitale”. Ma viene da sé pensare che un registro unico, una “Confidustria del Terzo Settore”, come l’ha ribattezzata Giovanni Moro, è una comodità certa per chi come il Governo si troverà ad avere un unico interlocutore con cui poter decidere di un universo cosi complesso, senza dover star li ad ascoltare tutte le associazioni che in quello che fanno ci mettono il cuore.
COME UNA “PRIVATIZZAZIONE”, ORA LA PAROLA PASSA AL SENATO Il bilancio per adesso non pare essere dei più positivi seppure una riforma bisognava avanzarla. La sensazione pero è che come avvenne per la 266 del 1991 che approdo dopo lungo tempo rispetto alle fasi di concertazione “vere” e che di lì a qualche anno era già superata, oggi il rischio è il medesimo con l’aggravante di una corsa, ribadita oggi dal Sottosegretario Bobba: “Contiamo di arrivare all’approvazione definitiva entro luglio”, che ha più il sapore di una stelletta da mettersi in petto che non il raccogliere l’esigenza reale di un processo innovativo. Manca una stabilizzazione vera del 5 x mille, una detassazione dell’IVA per chi crea vere infrastrutture per la comunità, mancano i fondi salvo quelli delle Fondazioni bancarie distolti dal Governo al sociale per sanare gli impegni presi con L’UE, manca un controllo e manca su tutto lo spirito che in Italia diede vita a questo esercito di cinque milioni di persone. Uno schiaffo al contributo di milioni di cittadini impegnati nelle associazioni che negli anni sono divenuti colonna portante del nostro Paese, esempio magnifico di tutela della cultura e dei servizi sociali.
Riformare sta all’italiano come provare a migliorare, qui dovrebbe divenire rendere più agile quello che è il bene comune per antonomasia. Il rischio invece è di assistere all’ennesima privatizzazione, stavolta del tutto insensata. @CorriereSociale

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A Firenze, da tutta Italia, per un confronto sulla Riforma del Terzo settore

A Firenze, da tutta Italia, per un confronto sulla Riforma del Terzo settore

Preoccupazione fra i volontari che vedono sfumare l’approvazione della legge entro fine anno
Organizzata da Cesvot il 2 ottobre una tavola rotonda sui temi e sui tempi della Riforma ferma al Senato.
Tra gli ospiti Luigi Bobba e Donata Lenzi
 “A che punto siamo?” è il titolo dell’iniziativa che Cesvot organizza il 2 ottobre a Firenze per fare il punto sulla Riforma del Terzo settore.
Una promessa di un anno e mezzo fa quando al Festival del Volontariato di Lucca il presidente del Consiglio Matteo Renzi annunciò la legge Delega per la Riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e del servizio civile. Da un anno il ddl è in Parlamento ed ancora non vede la luce. Dopo l’ok della Camera il testo rischia di impantanarsi al Senato dove sono stati presentati oltre 700 emendamenti. Si prospetta un allungamento dei tempi ed uno stravolgimento della proposta originaria che fu condivisa e discussa in tutti i principali luoghi di rappresentanza del Terzo settore ed arricchita da una consultazione online a cui contribuirono 1016 soggetti.

L’onorevole Federico Gelli, presidente di Cesvot, che ha seguito da vicino tutto il percorso del Disegno di Legge Delega per il Terzo Settore, è preoccupato: “Gli emendamenti presentati al Senato, a partire da quelli del relatore in Commissione Affari Costituzionali sen. Lepri, presentano una totale riscrittura di alcuni articoli. Ciò apre la strada ad un rimpallo senza fine fra le due Camere. Comprendiamo l’esigenza di entrare nel merito degli effetti che vuole produrre la legge delega ma la legittima esigenza di precisazioni deve trovare il suo spazio nei decreti attuativi successivi. Per quanto riguarda il futuro dei Centri di Servizio per il Volontariato si delinea uno snaturamento del loro ruolo pubblico ed imparziale. Immaginare più Centri sul territorio, in competizione fra loro, significa aumentare le spese di gestione e mandare in fumo quella gestione collegiale e trasversale che la Toscana, ad esempio, ha garantito fin dall’istituzione di Cesvot. E ancora. Negli emendamenti presentati leggiamo il divieto di erogazioni alle associazioni. Quindi non si potranno più bandire concorsi per il finanziamento dei progetti del volontariato. Mi pare troppo e non ne capiamo il senso. Come non capiamo per quali motivi si vogliano escludere le rappresentanze di Regione ed Enti locali dagli organismi di controllo dei Centri di Servizio. No, non ci stiamo e ci riuniamo con deputati, senatori, presidenti di associazioni nazionali e Csv per dire no a questi tentativi di snaturamento della Riforma”.

All'incontro interverranno Luigi Bobba sottosegretario Ministero del Lavoro, Donata Lenzi deputata e relatrice alla Camera della riforma del Terzo settore, Edoardo Patriarca deputato e presidente Cnv, Stefano Tabò presidente Csvnet, Fabrizio Pregliasco presidente Anpas, Roberto Trucchi presidente Confederazione nazionale Misericordie, Maurizio Mumolo consigliere nazionale Arci, Vincenzo Saturni presidente di Avis nazionale, Armando Zappolini presidente Cnca e Maurizio Gubbiotti presidente di Legambiente. Introdurrà e coordinerà Federico Gelli, deputato e presidente di Cesvot.

L'incontro si svolgerà a Firenze, presso la Sala Michelangelo dell'Hotel Albani, in via Fiume 12 (zona Stazione Smn), dalle ore 10.30 alle 13.30.
Sono stati invitati a partecipare i deputati e senatori delle Commissioni competenti, i Csv, le associazioni di volontariato e di promozione sociale, i consiglieri regionali, sindaci ed assessori al sociale della Toscana, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e l’assessora regionale al welfare Stefania Saccardi.

Qualche numero…
In Italia operano oltre 6 milioni di volontari e 300 mila enti del terzo settore (Indagine Istat-Csvnet-Fondazione Volontariato e Partecipazione, 2014). I Centri di Servizio per il Volontariato sono 74, 72 quelli aderenti a Csvnet: nel 2013 hanno offerto servizi a 43mila organizzazioni e 23.364 cittadini; promosso 5.576 interventi a favore del volontariato e coinvolto 154.492 studenti. Hanno erogato 29.708 ore di formazione e 12.981 servizi di orientamento e consulenza (Report Csvnet 2013).














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