La
Merkel chiede lacrime e sangue agli europei. Ma ai suoi elettori concede il
ritiro dal lavoro a 63 anni e sussidi per le madri
Almeno
sessanta miliardi di euro di spesa da qui al 2020 e l’innalzamento delle tasse
a partire dal 2019. Per finanziare una riforma delle pensioni che solo per il
primo anno costerà 4,4 miliardi. È il prezzo che Angela Merkel è disposta a
pagare per proseguire nell’azione del governo di Große Koalition con i
socialdemocratici. Due gli elementi centrali della modifica del sistema
previdenziale: l’abbassamento dell’età pensionabile da 67 a 63 anni per chi
abbia già versato 45 anni di contributi ma soprattutto l’aumento di circa 28
euro mensili delle pensioni delle madri di bambini nati prima del 1992. Una
misura alla quale avranno diritto ben 9,5 milioni di donne. Cardine del patto
di coalizione, la riforma di Andrea Nahles, ex segretaria generale dell’Spd e
oggi ministra dal Lavoro e degli Affari sociali, passa mercoledì al vaglio del
governo per entrare in vigore il prossimo 1 luglio. Ma molti nella Cdu storcono
la bocca.
Negli
anni passati il partito della cancelliera ha lavorato esattamente nella
direzione opposta, innalzando l’età della pensione a quota 67. Non va poi
dimenticato che nel 2003 l’allora cancelliere socialdemocratico Gerhard
Schröder mise il welfare a dieta per aumentare la crescita e far scendere la
disoccupazione. Una scommessa vinta, visto che il tasso dei senza lavoro nella Repubblica
federale si è più che dimezzato in otto anni (dall’11,7% nel 2005 al 5,2% del
dicembre 2013). Allora Berlino andava di pari passo con l’Europa, tant’è che
Schröder aveva chiamato il proprio programma «Agenda 2010» in assonanza con gli
impegni per il 2010 fissati dalla cosiddetta Agenda europea di Lisbona.
Oggi
Berlino ha invertito la marcia e, in controtendenza rispetto all’Unione
europea, ha deciso di allargare i cordoni della borsa per i pensionati.
Criticata in Germania soprat Stretta di mano, colloqui sui grandi temi, foto
ufficiali: tutto come da copione, ma non sono sfuggiti a nessuno, nelle riprese
tivù e nelle foto, la freddezza, o perlomeno la compassata gentilezza del Papa
- campione di popolarità nel mondo - nel suo incontro con l’imbarazzato
presidente francese Francois Hollande, in caduta libera nelle preferenze dei
francesi, e non solo. Del resto, papa Bergoglio non è il tipo da mascherare le
proprie emozioni.
Nell’agenda
dei colloqui compaiono appunto grandi temi, sui quali è stata registrata ampia
convergenza, come recitano i comunicati ufficiali: la pacificazione in Siria,
la difesa dei cristiani in Medio Oriente, la difesa dell’ambiente... Difficile
pensare che su tutto, però, non aleggiassero i veri temi centrali, per il Papa
e la Chiesa, su cui invece le posizioni sono ben distanti: il matrimonio tra le
persone dello stesso sesso, l’adozione dei bambini da parte di gay e lesbiche,
con la questione
La
Croix tutto dagli imprenditori, la decisione del Merkel III è sovrana. E tuttavia
stride con il paesaggio continentale. La Grecia è sprofondata nella recessione
più nera, Spagna e Italia non riescono a innescare la ripresa e combattono con
tassi di disoccupazione senza precedenti. Sul Portogallo nessuno scommette più,
mentre il presidente francese François Hollande ha annunciato tagli per 50
miliardi nel tentativo di far ripartire l’economia. Nonostante le difficoltà
oggettive, negli scorsi mesi e anni ogni Paese europeo si è tassato per cercare
di stabilizzare l’eurozona. È il principio di solidarietà. Senza avere troppo
indagato se siano stati gli investitori italiani, francesi o tedeschi a
gonfiare le banche greche fino a farle esplodere, tutti gli Stati membri hanno
pagato per (provare a) salvare la Grecia. In questi anni però la Germania si è
fatta capofila dei Paesi «virtuosi» che non vogliono più pagare altri
salvataggi. E mentre mezza Europa piange, Berlino inverte la rotta in tema di
pensioni. Fermo restando che è giusto che ogni Stato metta in ordine i propri
conti, e che la Germania pagherà i suoi pensionati attingendo dalle proprie
casse, la riforma Nahles sembra contraddire pienamente questo principio: il
governo offre di più in casa proprio quando chiede ai vicini di tagliare la
spese. In molti vi hanno letto una svolta in senso egoista dell’Spd, che ha
preferito tornare al potere offrendo 28 euro al mese ai baby boomer anziché
pensare a un piano per la ripresa dell’Europa. Già alle prese con l’addio al
nucleare deciso nel 2011, le imprese vi leggono invece la voglia di darsi la
zappa sui piedi.
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