Buongiorno Vagabondi! Come state? Buona
domenica!
Oggi vi riporto in Basilicata per
scoprire la splendide Cascate de " U
uattenniere “!
L'avete mai vista?
Buona visione !
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Nel 2023 invece una
pensione che nel 2022 aveva un importo mensile lorda pari a 2.500 euro, perde
in un anno circa 25 euro al mese, circa 325 euro nell'anno
Con il ripristino del taglio delle rivalutazioni delle pensioni operato dal
governo Meloni che ha riportato il meccanismo di calcolo a quanto già stabilito
dal governo Monti in poi, Draghi unica eccezione, gli assegni mensili di chi
percepisce una pensione superiore a 4 volte il trattamento minimo (2.100 euro
lordi), hanno subito una flessione che oscilla tra il 15% ed il 68%,
penalizzando una platea di circa 3,5 mln di ex-lavoratori, più o meno il 28%
del totale. La stima è della Uilp. Ma quanto hanno perso i pensionati
esattamente? A rispondere uno studio del sindacato dei pensionati che calcola
sia la perdita di valore tra il 2011 ed il 2022 che il taglio subito nel 2023,
rispetto alle nuove rivalutazioni introdotte da Draghi.
Una pensione che nel 2011 aveva un importo mensile lordo pari a 1.500 euro, nel 2022 ha visto una perdita mensile pari a circa 58 euro e una riduzione del proprio potere d'acquisto annuale di 760 euro.
Una pensione che nel 2011 aveva un importo mensile lordo pari a 3.500euro, nel 2022 ha visto una perdita mensile pari a circa 340 euro e una riduzione del proprio potere d'acquisto annuale di 4.450 euro. Nel 2023 invece una pensione che nel 2022 aveva un importo mensile lorda pari a 2.500 euro, perde in un anno circa 25 euro al mese, circa 325 euro nell'anno. Mentre una pensione che nel 2022 aveva un importo mensile lorda pari a 3.000 euro, perde nel solo 2023 oltre 92 euro al mese, circa 1.200 euro nell'anno. E una pensione che nel 2022 aveva un importo mensile lorda pari a 3.500 euro perde, sempre nell'anno in corso, oltre 115 euro al mese, circa 1.500 euro nell'anno. "Tagli davvero consistenti", commenta la Uil pensionati, che stima una sforbiciata con percentuali che vanno dal 15 al 68% per le pensioni di importo più alto. Un taglio che comporta per il 2023 un risparmio di circa 3,5 miliardi di euro lordi (2,1 miliardi netti).
22 Marzo 2023Aggiornato alle 13:00
Le prestazioni pubbliche erogate dall’INPS e dalle
Casse di Previdenza possono essere di tipo previdenziale o
assistenziale, spettano in alcuni casi a tutti i contribuenti mentre
in altri sono limitate a determinate categorie di soggetti.
Ad esempio, gli assegni di invalidità, l’accompagnamento
Legge 104, la pensione di inabilità o il Reddito di Cittadinanza sono
prestazioni limitate ad alcuni soggetti o nuclei familiari, la pensione di
vecchiaia o quella anticipata sono potenzialmente estese a tutti i
contribuenti.
Vediamo
dunque come si configurano queste due macro-categorie e come si differenziano
le diverse prestazioni, per capire chi ne ha diritto e con quali requisiti.
Indice
1.
Quali differenze tra prestazioni assistenziali e previdenziali
erogate dallo Stato?
2.
Quali sono i contributi previdenziali e assistenziali?
3.
Che cosa si intende per previdenza?
4.
Che significa prestazione previdenziale?
5.
Cosa vuol dire trattamento assistenziale?
6. Che significa prestazioni assistenziali?
Quali
differenze tra prestazioni assistenziali e previdenziali erogate dallo Stato?
Le prestazioni
assistenziali sono finanziate dallo Stato attraverso le tasse e sono
finalizzate ad intercettare un bisogno, offrendo un sostegno economico concreto
a chi è in difficoltà, per questo sono limitati a chi presenta determinati
requisiti di reddito, patologie o situazioni familiari a rischio.
Le prestazioni
previdenziali sono invece finanziate dai contributi versati alle casse
pensionistiche e servono a prevenire situazioni di difficoltà economica
erogando sussidi e assegni a tale scopo, i cui importi sono alimentati dai
versamenti dei cittadini durante la carriera lavorativa, per il bene della
collettività.
Quali
sono i contributi previdenziali e assistenziali?
I contributi
previdenziali ed assistenziali sono quei versamenti obbligatori che servono a
finanziare le prestazioni sia previdenziali che assistenziali erogate durante
la vita lavorativa (malattia, infortunio, maternità, disoccupazione) o a fine
carriera (pensione).
I contributi
assistenziali sono dovuti in tutti i casi di rapporto di lavoro all’INAIL (per
la tutela economica in termini di salute e sicurezza) mentre i contributi
previdenziali sono dovuti all’INPS o ad altre Casse in base alla tipologia di
lavoro svolto e conseguente iscrizione obbligatoria alla relativa gestione
cassa/gestione di riferimento.
I contributi si
distinguono in: obbligatori (per effettivi periodi di lavoro); figurativi
(versati dalle Casse e dall’INPS durante periodi coperti da prestazioni
assistenziali come la maternità o la malattia); volontari (versati in autonomia
dal lavoratore per maturare un diritto a pensione); da riscatto (accumulati nel
montante grazie al pagamento personale di periodi assimilabili a quelli
lavorativi; da cumulo o ricongiunzione (aggregati tra più casse, al fine di
maturare un diritto unico a pensione).
Pensioni 2022: tutte le risposte ai dubbi più frequenti
Che
cosa si intende per previdenza?
Con il termine
“previdenza” si intende l’insieme delle forme di assicurazione collettiva,
alimentate dai versamenti obbligatori di contributi da parte di aziende e
lavoratori, con lo scopo di trasferirli in forma di prestazione ai soggetti
aventi diritto, primi fra tutti i lavoratori a fine carriera, a cui spetta la
pensione.
In Italia, l’INPS
gestisce sia il pagamento delle pensioni pubbliche sia la liquidazione delle
indennità di natura previdenziale e assistenziale.
Che
significa prestazione previdenziale?
Per prestazione
previdenziale si intende il servizio o l’indennità erogato in favore di
lavoratori dipendenti, autonomi o parasubordinati iscritti agli enti o casse di
previdenza, destinatari dei benefici finanziati con i contributi previdenziali
versati dai datori di lavoro e dagli stessi lavoratori, erogati nel momento in
cui si matura un diritto a prestazione occasionale (come l’indennità di
malattia) o di durata (come la pensione).
Ad esempio, le pensioni
sono prestazioni previdenziali spettanti alla generalità di lavoratori a cui si
affiancano prestazioni previdenziali mirate, ossia: l’assegno ordinario di
invalidità, la pensione di inabilità, l’accompagnamento mensile per inabilità.
Cosa
vuol dire trattamento assistenziale?
Per trattamento
assistenziale si intende la prestazione (in forma di sussidio economico o
servizio sociale) alimentato dai contributi versati in via obbligatoria agli
enti di assicurazione sociale dal datore di lavoro, a tutela dei lavoratori e
per garantire loro una copertura economica a fronte dei rischi di malattia
professionale, infortuni sul lavoro o invalidità.
Rientrano nei
trattamenti assistenziali anche i sussidi erogati dall’INPS a determinate fasce
deboli della popolazione, attingendo alle risorse destinate a copertura della
collettività. Si possono considerare tali anche le prestazioni integrative
erogate dall’INAIL qualora si configuri un evento lavorativo che ne generi il
diritto (es.: assegno di incollocabilità), finanziate dai premi e delle tariffe
che ogni datore di lavoro deve versare in relazione a ciascun lavoratore
assunto.
Che
significa prestazioni assistenziali?
Le prestazioni assistenziali (a sostegno del reddito) tutelano i lavoratori nel momento in cui si trovano in situazioni di difficoltà economica o lavorativa, integrandone il reddito con appositi sussidi (come la NASpI per i disoccupati) e assegni (come il Reddito di Cittadinanza), molto spesso in funzione del requisito reddituale di tutta la famiglia, calcolato tramite ISEE.
FONTE>> Previdenza sociale e assistenza INPS: impariamo a conoscerle
- PMI.it
L'insediamento abitato di Cremeno ha forse
origini romane. Il suo territorio era attraversato dalla via Spluga, strada
romana che collegava Milano con il passo dello Spluga. Durante il Ducato di
Milano, Cremeno fu capoluogo della cosiddetta Squadra del Consiglio. Con gli
anni Settanta del Novecento, il paese … Visualizza altro
Fra pochi giorni, a gennaio 2023, saranno versate le pensioni che conterranno, per alcuni ma non per tutti, aumenti anche sensibili. Ma quanto aumenteranno le pensioni e quando saranno pagate o accreditate? Proviamo a fare un po' di ordine.Diversamente da quanto avviene solitamente le pensioni di gennaio non saranno accreditate il primo giorno non festivo (solitamente il 2 gennaio a meno che non cada di domenica). Quest'anno pur essendo il 2 gennaio un lunedì i versamenti e pagamenti saranno effettuati a partire da martedì 3 gennaio. Ciò per alcuni adeguamenti informatici dell'Inps.Già a gennaio gli assegni conterranno gli aumenti previste dalle rivalutazioni automatiche all'inflazione (introdotte dal governo Draghi). Ciò avverrà per chi nel 2022 ha ricevuto pensioni fino 2.101,52 euro lorde. Per chi prende di più potrebbe dover attendere fino a febbraio. Il Governo Meloni ha infatti rimodulato (riducendole) le indicizzazioni per le pensioni superiori a questa cifra. Revisione che è contenuta nella Manovra economica in corso di approvazione."L'articolo 2 del decreto 10 novembre 2022 - spiega una nota del'Inps -, emanato dal ministro dell'Economia e delle Finanze, di concerto con il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha stabilito che la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni per il 2022 è determinata in misura pari al 7,3% dal 1° gennaio 2023. Il Disegno di Legge di Bilancio 2023 prevede interventi volti a rimodulare le modalità di attribuzione della rivalutazione automatica per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici superiori a quattro volte il trattamento minimo. Al fine di evitare la corresponsione di somme potenzialmente indebite, pertanto, la rivalutazione è stata attribuita in misura pari al 100% a tutti i beneficiari il cui importo cumulato di pensione sia compreso nel limite di quattro volte il trattamento minimo in pagamento nel 2022 (pari a 2.101,52 euro)."Per i pensionati il cui trattamento pensionistico cumulato è superiore al predetto limite (2.101,52 euro lordi nel 2022), la rivalutazione sarà attribuita sulla prima rata utile dopo l'approvazione della legge di bilancio 2023". Ciò potrebbe dunque avvenire già a gennaio ma anche a cominciare (arretrati di gennaio inclusi) da febbraio. Ciò dipenderà dai tempi di approvazione della Manovra.Le pensioni saranno adeguate all'inflazione. Un dato che, in base ai dati Istat, è stato fissato al +7,3% per la rivalutazione delle pensioni nel 2023. La Legge di Bilancio 2023 (in corso di approvazione), stabilisce, inoltre, la modifica dello schema di applicazione della rivalutazione sui diverse importi: non ci saranno più tre scaglioni ma sei. Un meccanismo in base al quale più sono alte le pensioni mano cresceranno percentualmente.Chi percepisce una pensione minima di 525,38 la vedrà salire oltre i 600 euro. Oltre alla rivalutazione del 7,3%, ci sarà per chi ha più di 75 anni, un 6,4% in più. Una perequazione che porterà il trattamento a circa 697 euro.Per i pensionati con trattamento minimo ma che hanno mendo di 75 anni la pensione non sarà portata a 600 euro. A loro, oltre alla rivalutazione all'inflazione del 7,3% ci sarà un ulteriore 1,5% di rivalutazione portando a circa 570 euro il trattamento.