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lunedì 10 ottobre 2016

Riforma Pensioni, i soldi ci sono




L'Italia spende troppo in pensioni secondo l'OCSE ma il Governo conferma le risorse per la Riforma in arrivo e la UIL calcola al ribasso l'impatto sul PIL della spesa previdenziale: numeri e dibattito.

Il potenziamento della flessibilità in uscita (pensione anticipata) è fra i punti forti della Riforma Pensioni che il governo prepara per la prossima Legge di Stabilità, attesa per metà ottobre. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Tommaso Nannicini, intervistato da Avvenire, precisa che i costi dell’APE, anticipo pensionistico per ritirarsi a 63 anni:


«saranno più bassi di quelli che si dicono, ma è presto per fare numeri».


Nannicini ricorda che ci saranno anche:


«l’APE sociale, dove lo Stato si farà carico di garantire un reddito-ponte minimo per chi vi accede in stato di bisogno, e l’APE aziendale, dove saranno il datore di lavoro o un fondo bilaterale a farsi carico dei costi».




Il governo reputa dunque di poter allentare le strette maglie della Riforma Pensioni Fornero, eppure l’OCSE valuta negativamente la sostenibilità del nostro sistema previdenziale.
La spesa in Italia per le pensioni è la più alta dei paesi OCSE, quella pubblica tra le più elevate al mondo e per numero di Neet (giovani che non studiano né lavorano) siamo secondi in Europa dopo la Turchia, anche per l’innalzamento dell’età pensionabile.


Sono i dati del report OCSE “Uno sguardo sulla società 2016” che, tra le altre cose, traccia il quadro del nostro sistema previdenziale lanciando un monito sulla sua scarsa sostenibilità, pur apprezzando gli sforzi compiuti con le ultime pesanti riforme volte a renderlo meno costoso per le casse dello Stato, grazie al sistema contributivo e all’inasprimento dei requisiti di accesso alla pensione.




La spesa totale italiana per i servizi pubblici arriva al 29% del PIL, nettamente sopra la media OCSE (22%); il quarto livello più alto del mondo dopo Francia, Finlandia e Belgio. I dati OCSE vengono criticati dalla UIL, secondo cui:


«l’OCSE continua a dare una rappresentazione completamente errata della spesa pensionistica italiana»




Nel 16% del PIL attribuito dall’OCSE alla spesa pensionistica:


«sono ricomprese tutta la spesa assistenziale, 53 miliardi, il TFR, che è salario differito, e numerose altre voci che non hanno niente a che vedere con la previdenza».


La spesa pura per pensioni, in Italia, come più volte dimostrato dalla UIL, è del 10,15%, quindi sotto la media europea.




Se l’età pensionabile alta rende il sistema più sostenibile sul lungo periodo, l’eccessivo irrigidimento s questo fronte ha come effetto, secondo il report, l’aumento dei Neet (Not in employment, education or training). Fenomeno a cui il report dedica un focus specifico, con dati allarmanti: a livello internazionale, i Neet rappresentano il 15% della popolazione giovanile, in termini assoluti sono circa 40 milioni, e in due casi su tre non cercano attivamente lavoro. Il reddito lordo che avrebbero prodotto lavorando è calcolato fra i 360 e i 600 miliardi di dollari, che significa una percentuale compresa fra lo 0,9 e l’1,5% del pil dell’area OCSE.


L’incertezza legata al lavoro e al reddito, prosegue l’analisi OCSE, può impedire ai giovani di raggiungere altre tappe caratterizzanti dell’età adulta, esponendoli ad uno stato di disillusione e scoraggiamento. A lungo termine, tale incertezza può anche avere gravi effetti sulla salute, la natalità e la criminalità, e, da ultimo, può compromettere la coesione sociale». In Italia, i Neet sono il 27% dei giovani (più di uno su quattro), al secondo posto dopo la Turchia.


Fonte: OCSE



giovedì 12 marzo 2015

Le idee di Tito Boeri per la riforma delle pensioni comprendono anche il reddito minimo garantito

Nuove proposte sulla riforma pensioni provengono dal nuovo presidente dell’Inps Tito Boeri che nel percorso da compiere inserisce anche il reddito minimo garantito.
Tito Boeri dichiara che l’istituto di previdenza sociale italiano potrebbe ricoprire un ruolo fondamentale essendo uno degli enti previdenziali più grandi d’Europa che dispone di competenze e patrimoni di dati che pochi altri enti possono vantare.
Per diventare un attore protagonista l’Inps, però, secondo il suo nuovo presidente, è da ristrutturare. Ma riorganizzazione dell’Inps a parte, Boeri deve fare i conti anche con il deficit previsto dall’istituto per il 2015 che ammonterebbe a 6,7 miliardi di euro.

Pensioni del futuro

L’argomento più delicato e più caldo che, però, in questo momento riguarda Boeri e l’Inps è sicuramente quello legato al nodo dei pensionamenti e dei pensionati. Per i futuri pensionati da quest’anno sarà possibile utilizzare lo strumento della busta arancione che permetterà di conoscere il futuro tenore di vita che si potrà tenere in base alla situazione di oggi. Nel 2015 potranno accedere allo strumento i lavoratori dipendenti privati, per quelli pubblici servirà più tempo, mentre nel 2016 sarà disponibile per i lavoratori parasubordinati.

Metodo contributivo

Per quanto riguarda, invece, il ricalcolo degli assegni pensionistici con il metodo contributivo, Boeri traccia quelle che potrebbero essere le due conseguenze di una tale scelta: da una parte il risparmio di spesa da parte dello Stato e dall’altra l’apertura dell’accesso alla pensione anticipata che permetterebbe un ricambio generazionale che ridurrebbe anche la disoccupazione giovanile. Il presidente dell’Inps fa notare che per una scelta del genere ci vorrebbe, comunque, uno studio approfondito delle pensioni in pagamento e di quelle che si otterrebbero con il metodo contributivo.

Reddito minimo garantito

Boeri parla anche di reddito minimo garantito, prendendo spunto dalla difficile situazione degli esodati che fino ad ora è stata gestita con sei salvaguardie. Boeri fa notare che i sei decreti di salvaguardia hanno aiutato anche chi ha redditi elevati, quindi invita a “pendere meglio le risorse pubbliche” riflettendo sulla formula dell’assegno universale