mercoledì 19 febbraio 2020

La sfida degli anziani…



Il punto di vista delle associazioni del sud
Il contesto complicato
In un contesto complicato e deprivato qual è la nostra regione, è difficile invecchiare, così come è difficile crescere, istruirsi, lavorare. I tanti primati negativi che ci appartengono incidono pesantemente sugli anziani. Abbiamo indossato per molti anni la maglia nera, in Campania, dei Lea, i livelli essenziali di assistenza.
Nella misurazione della qualità dei servizi sanitari in Italia, la Campania era all’ultimo posto tra le regioni che scendono sotto la “soglia minima”. La situazione è migliorata, dice con forza il presidente De Luca. “Siamo usciti fuori dal commissariamento” grida con orgoglio.
Come non ripensare all’infelice frase dell’ex ministro della sanità, Lorenzin: “I commissariamenti hanno migliorato i conti, ma non il livello delle cure”. Non sapeva che hanno migliorato i conti abbassando il livello delle cure.
Lo sanno bene tanti anziani che hanno rinunciato ad esami e analisi mediche, a farmaci e a cure. Non si nutrono in modo adeguato. Vivono in contesti spesso di tale miseria che hanno difficoltà a farsi riconoscere come poveri e quindi destinatari di sostegni vari.
Rimangono in casa anche quando non sono più autosufficienti, spesso non per affetto ma per l’indennità di accompagnamento. Anziani a cui, al pari di tanti minori, è tolto il diritto a vivere la propria età.
Certo, ci sono anche anziani normali, costretti solo, diciamo così, a continuare a fare i capifamiglia, a farsi carico di figli e nipoti. E infine c’è una piccola quota di anziani che aspirano a una vecchiaia serena, desiderosi di apprendere e viaggiare.
Il problema delle risorse
Per tutti questi anziani, soprattutto per i più disagiati, ci adoperiamo e c’impegniamo nella realizzazione di un patto sociale, fondato su solidarietà, partecipazione, inclusione sociale.
Le risorse a disposizione sono modeste, troppo modeste, soprattutto al Sud. E se le cose vanno male nel pubblico, figuriamoci nel terzo Settore che ha un ruolo importante, ma sussidiario. Difficilmente ci sono per noi convenzioni o affidamenti.
Lo strumento diffuso di finanziamento è il progetto. Con il quale esprimiamo la nostra visione, i nostri punti fermi. Così, almeno per la durata del progetto possiamo sognare e sperimentare. Al centro c’è la persona. Donne e uomini: non beneficiari o assistiti, ma cittadini sostenuti da noi mentre esercitano i loro diritti.
Spesso ci si arroga il diritto a rappresentare i propri “assistiti”, ignorando a volte le loro vere esigenze. Non solo bisogni materiali. La nostra assistenza che definiamo “leggera”, come accompagnare una persona in una passeggiata, leggerle una poesia, coinvolgerla nella cura di un’aiuola pubblica, può venire prima di tante altre.
Un impegno politico “accentuato”nelle associazioni del Sud
C’è un impegno politico accentuato nelle nostre associazioni del Sud, lo ammettiamo. Dipende dalla nostra storia e dalla voglia di riscatto. E poi c’è la nostra convinzione che gli anziani sono chiamati a svolgere una funzione importante nel cambiamento della società che tutti auspichiamo.
Lo diciamo dalla Campania, al momento ancora la regione più giovane del paese, ma dove ampie schiere di ex giovani si avviano speditamente verso la terza età.
Considerando le loro caratteristiche, e cioè più istruiti, meno “usurati” fisicamente, più disposti alla partecipazione e alla vita sociale, occorrono vere e proprie scelte politiche per l’invecchiamento attivo: promozione della cultura di prevenzione, educazione permanente, volontariato di comunità.
E così quella che potrebbe sembrare un’emergenza demografica e un costo sociale si rivelerà una grande risorsa per la nostra regione, per tutto il paese e per la democrazia.

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